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cara compagnia teatrale, game over

avrei dovuto capirlo fin dall’inizio: io che imparo subito tutti i nomi di una tavolata, di un corso, di un gruppo, quando andavo a prove di teatro non riuscivo a memorizzare nessuno del gruppo; molto strano

io non ho problemi ad inserirmi in nessun posto; mio marito, persona schiva e riservata, rimane sempre allibito dal grado di confidenza che raggiungo con clienti, fornitori, impiegati di ufficio, nostri dipendenti, e con chiunque abbia a che fare per più di 5 minuti, io mi trovo sempre a mio agio e mi piace tanto conoscerli, sapere qualcosa di loro, entrare in confidenza

è rimasta famosa quella volta che avevamo una squadra di persone, un regista, un fotografo e un aiuto per fare delle foto e riprese sulle realizzazioni dell’azienda: la mattina è andato mio marito, al pomeriggio io. Alla sera parlavo di queste persone come se ci conoscessimo da sempre, mio marito non sapeva nemmeno il nome

invece nel gruppo di teatro, in cui mi sono inserita nell’ottobre del 2019, non mi sono mai sentita a mio agio: loro hanno messo in piedi alcune commedie e si conoscono bene, ma c’è la presenza tossica del capo, che non mi è mai piaciuto e credo che la cosa sia reciproca

un mese fa ho scoperto che vanno in scena senza suggeritore; la cosa mi ha lasciato perplessa e atterrita allo stesso tempo, ma loro mi dicono che il vero attore si vede da come improvvisa in scena….io odio quando in scena non ti danno la battuta giusta, mi manda in confusione dover improvvisare, sopratutto le prime volte che si porta in scena una commedia

e poi i continui confronti con la signora che faceva la mia parte prima di me: ho capito, è bravissima, ma ora ci sono io la vogliamo fare finita di dirmelo?

e poi la miccia: fin da subito ho dato la mia disponibilità massima ma avevo escluso la possibilità di essere a casa per le vacanze di Natale. Il capo invece mi dice che faremo prove anche durante il Natale, che se ci rinuncia lui lo posso fare anche io; ne è seguita una discussione piuttosto accesa sull’impegno e sono tornata a casa determinata più che mai ad andarmene, ma consapevole del fatto che non potevo abbandonare il gruppo a meno di due mesi e mezzo dal debutto

ma la volta dopo, durante la prova, il capo mi dice che non sono credibile nella mia parte (faccio la parte di una madre e mia “figlia” è più vecchia di me…) e che se la parte la faccio io ci facciamo ridere dietro: lo spiritello che è in me stava per partire con una risposta pungente e poi ho capito, mi stava buttando fuori, c’era un’altra signora che si prendeva la briga di fare la mia parte.

mi è spuntato un sorrisino che non sono riuscita a reprimere e ho preso le mie cose per andarmene: “se vuoi c’è una piccola parte da fare” mi ha detto il capo, “non ci penso proprio” gli ho detto prima di uscire

a volte cerco di capire se una cosa è giusta o sbagliata facendo mille ragionamenti, ma se la prima sensazione quando sono uscita dal locale delle prove è stata di sollievo, credo di aver fatto bene

imparare dai più bravi, sempre

l’avevo promesso al prof, di continuare a recitare, e così l’anno scorso ho cercato una compagnia locale e mi sono proposta

loro hanno già fatto qualche commedia, ma mi hanno accolta subito con entusiasmo perchè spesso hanno persone che partecipano solo ad un’opera e poi smettono; avevano deciso di mettere in piedi una commedia, piuttosto sciocchina e mi sono adattata a fare la parte, anzi le parti, perchè man mano che progredivamo con le prove me la cambiavano. Poi è arrivato il covid, alcuni tentativi di proseguire via pc e alla fine abbiamo desistito sperando in tempi migliori

e i tempi migliori sono arrivati a settembre, quando, tutti vaccinati, abbiamo ripreso le prove

ma mi sono resa conto subito che andare alle prove non era il solito momento bello della settimana, anzi, ci andavo per forza e senza nessuna energia; i motivi sono tanti, la commedia non mi piace, il mio ruolo nemmeno, ma è il gruppo che alla fine conta e io non riesco a legare

tra di loro fanno cento battute (interrompendo le prove di continuo) riferendosi a commedie passate che io non capisco, e non sono riuscita a legare con nessuno, e la cosa è moooolto strana! ma la cosa più irritante è il continuo confronto tra me e la signora che recitava il mio ruolo prima: lei la faceva così, oh lei gesticolava così, lei qui faceva un saltino di spavento…lei qui gridava, lei qui piangeva….ecchepalle, ogni volta ho sulla punta della lingua una risposta antipatica, mi trattengo sempre meno

mi hanno dato persino il dischetto per farmi vedere come la faceva lei…me ne sono ben guardata di vederlo, ma poi una sera il regista dice: dai che lo guardiamo insieme e azz……

OH. MIO. DIO.

è bravissima, strepitosa, incredibile. Sembra nata per fare quel ruolo, sono rimasta incantata a guardarla

mi ha fatto ridere per delle battute che conosco a memoria, visto che è la mia parte, ma il tono e i movimenti erano talmente perfetti da lasciarmi di stucco

grazie vita, bella lezione di umiltà

perchè ce lo ha chiesto il prof

finalmente sabato siamo andate in scena: alla mattina per gli studenti, al pomeriggio per parenti e amici. ussignur che stress, però ci siamo divertite da pazzi.

figlia grande è stata grande: mai un momento di panico, sempre sorridente, armata di telecamera per filmare il dietro le quinte ma senza mollare  suo figlio Paul, alias la sua macchinetta fotografica. (Paul dei Beatles of course!)

un po’ di incertezze nei rusteghi, ma poi il gran finale con le baruffe!

a ripensarci è stata proprio una cosa incredibile: quando si mette in piedi una cosa del genere ci sono mille cose da decidere: il palco, la sala, la scenografia, le luci, la musica, i costumi, gli oggetti di scena, gli inviti,i movimenti, l’intonazione….insomma sembra che ci sia solo da imparare a memoria la parte e invece c’è da decidere in continuazione….!!!

e poi il gruppo: noi non ci siamo più viste dall’esame di maturità: qualcuna è rimasta amica, ma n trent’anni non abbiamo mai fatto nemmeno una cena di classe: è bastata una pizza e dopo 5 minuti avevamo ripreso da dove avevamo lasciato. Le stesse prese in giro, gli stessi siparietti: figlio piccolo mi dice stupito: “ma quanto vi pigliate in giro!” certamente per lui è strano vedermi sfottere così allegramente da perfette sconosciute,  le amicizie che ho ora hanno una dose di formalità che è impossibile da superare. ma quelle della scuola no: abbiamo affrontato insieme tanti anni di scuola, hai fatto magre figure e colossali figuracce….puoi essere diventata chissachì ma per loro sei sempre quella. 

insomma è andata, è finita. non passerò più tutti i sabati a provare, non passerò più ore a scrivere mail e sms per organizzare tutto il da farsi: devo solo riportare indietro quell’orrido vestito tutto trine e merletti col sederone posticcio (manco ce ne fosse bisogno….)

una cosa mi fa ancora ridere se ci penso: ogni tre secondi qualcuna di noi, durante le prove o la recita, diceva :”ma chi cavolo me l’ha fatto fare????” e la risposta che ci davamo in continuazione era “perchè ce lo ha chiesto il prof!”: ecco, perchè un’altra cosa straordinaria di questa storia è che sembra la solita storia di donne, che quando si organizzano fanno cose incredibili, ma stavolta è anche e soprattutto una storia di grandi uomini: il preside che si è preso la responsabilità di farci recitare con tutte le rogne, gli annessi e connessi ( e ci ha dato pure un contributo in soldi!!!!) e poi del nostro prof di italiano, che è stato per noi una di quelle persone che tutti doverebbero avere la fortuna di incontrare nella vita

ma ti mancava solo questa

mi sono accorta che ormai ci siamo, la data fatidica si avvicina: io devo ancora imparare la parte, trovarmi tutti i vestiti e trovare il coraggio di farlo, bazzeccole insomma.

eggià, perchè mi sono dimenticata di raccontare questa cosa bellissima che è partita una sera caldissima d’estate e si concluderà ai primi di maggio di quest’anno. veramente l’inizio è il 29 aprile del 1982, data in cui una classe delle superiori mette in scena pezzi di alcune commedie del goldoni, del ruzante, di machiavelli, dell’ariosto.

un branco di galline di 17 anni, direbbe qualcuno…beh, 30 anni dopo le cose non sono cambiate tanto, eheheheheh

ci ha riunito il nostro prof una sera di luglio: io avevo perso i contatti praticamente con tutte, quindi è stata un’emozione fortissima rivedere le compagne; qualcuna non c’è più, qualcuna si è trasferita, molte sposate con figli, quasi tutte lavorano, ma la cosa che mi ha fatto sorridere è stata che nel giro di pochi minuti si sono ricreati gli stessi siparietti di 30 anni fa.

insomma il prof lancia l’idea, rimettere in scena lo stesso spettacolo di 30 anni fa: come mi immaginavo ci sono quelle che accampano scuse, quelle che si defilano subito, quelle che partono in quarta nonostante siano andate ad abitare e 300 km da qui (della serie volere è potere)

ci si organizza, subito ci si rende conto che non si può mettere in scena tutto perchè mancano “attrici”, e così io e una mia amica cooptiamo le rispettive figli e sblang! cacciate a forza nello spettacolo: figlia grande fa la parte che facevo io 30 anni fa, le si addice di più visto che fa la ragazzina da marito. a me la parte della matrona, che fu di lina volonghi, devo solo impostare la modalità accento ciosoto e poi è fatta.

adesso le prove si fanno pressanti, ci troviamo tutti i sabato mattina tutte insieme col prof che ogni tanto tuona con un “SILENZIO!!!!!!!” ma dopo due minuti riprende il chiacchericcio e la ridarola. poi ci sono le prove infrasettimanali, io ho due parti in due commedie diverse, comincio a dare i numeri, non ho ancora capito come mi devo vestire

insomma, questa cosa non la racconto molto in giro, perchè quando la dico mi dicono sempre, ma davvero sempre, la stessa frase: ” ma ti mancava solo questa????”, eccerto che mi mancava, perchè nella vita voglio fare soprattutto quello che mi piace eheheheh