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sapere è come prendere un treno

alcuni anni fa, quando si è laureata figlia grande, mio marito ha coniato una delle sue celebri frasi

riferendosi al fatto che, quando studi qualcosa poi sei avvantaggiato, lui mi disse che si figurava la cultura, il sapere, la formazione, come prendere un autobus a un treno: la strada da percorrere è quella, ma se prendi un mezzo ci arrivi lo stesso ma prima e con meno fatica

io non sono così filosofa, ma ho sempre amato informarmi, capire attraverso le parole e i pensieri di altri: poi spesso mi sento dire che non ci sono tutte le risposte sui libri, ma secondo me …ce ne sono una buona parte

questo pensiero è valido per me, mio marito e mia figlia, ma come al solito figlio piccolo è un bastian contrario

secondo me ha relegato tutto questo nella casella “roba che non fa per me dove eccelle mia sorella” e quindi schifa, rifiuta e ostacola ogni mio tentativo di dargli delle competenze

da alcuni mesi si occupa di commerciale, e come avevo visto lungo io, è molto nelle sue corde

ma non ha nessuna formazione nella vendita e nel commerciale, figuriamoci di marketing; e se finora la sua “istruzione” passava per suo padre (macchine, materiali, prodotti ecc) adesso la sua formazione passa da me, visto che si rifiuta categoricamente di frequentare qualsiasi corso o seminario

e mi sembra di essere ritornata indietro agli anni terribili della scuola, e sinceramente ne avrei fatto a meno

prima di giudicarmi fai un po’ di strada con le mie scarpe

per molti anni i miei figli sono stati gli unici nipoti dei miei e delle mie sorelle.

se figlia grande è stata semplicemente adorata, figlio piccolo è stato amato ma criticato. figlia grande non era mia, senza dubbio c’era stato uno scambio di culla, figlio piccolo era invece mio, ed era la vendetta di mia madre.

anni a sentir ripetere questa struma

non sei abbastanza severa, devi dargli più castighi, è colpa tua se fa così, dovresti lavorare meno e stare più a casa, cosa stai a casa che non fate niente tutti e due prenditi una ragazza, prenditi un ragazzo qui ci vuole più polso, ma qualche bel ceffone non farebbe male, devi assolutamente prenderti una terapeuta, ma da chi cavolo vai quella non serve a niente, ma possibile che la passa sempre liscia, ma lo sai che è sempre e solo colpa tua quello che succede?

non so quante volte l’ho sentita questa storia, una costante critica a me come madre, a mio figlio e ai risultati che otteneva

poi sono arrivati i miei nipoti, e all’inizio si è aggiunta anche la nuova critica: tuo figlio è una cattiva influenza sui miei figli. Mi ricorderò sempre di un giorno d’estate che sono andata a riprendermi figlio piccolo dopo esser stato in montagna con mia sorella e mia madre. le sentivo urlare fin fuori dal campeggio, quando sono arrivata mia sorella gli stava mettendo le mani addosso

non ci siamo più parlate per anni

ma adesso anche i loro sono adolescenti, anche i loro fanno macacate (mio nipote è finito dai carabinieri perchè è entrato in una casa disabitata…..14 anni….), anche loro vanno male a scuola, anche le mie sorelle impazziscono nel girone infernale dei compiti, li fai con me, no con la nonna, no con la ragazza, no da solo, insomma fai questi compiti!!!!

è il solito discorso, fino alle medie studiano per compiacere i genitori o per paura die castighi, ma dopo è un terno al lotto, e non ci sono formule magiche

la cosa più onesta l’ha detta ieri mia sorella: ti abbiamo sempre tanto criticato e alla fine abbiamo gli stessi problemi…..

prima di giudicarmi fai un po’ di strada nelle mie scarpe, poi vediamo

 

adulti inetti

mi telefona mia sorella, quella che vive a bergamo, agitata e spaventata: sto mangiando ma capisco che non è il caso di dirle di richiamarmi.

mi racconta che a scuola di suo figlio, seconda media, per tutto l’anno scolastico c’è stato un problema con un ragazzino bocciato: il classico bullo, quello che ti picchia se non gli dai la merendina, quello che scarabocchia i quaderni, che ti spezza le matite, che ti prende in giro pesantemente. Ma siccome era spalleggiato da alcuni compagni, questa cosa stava diventando sempre più pesante finchè gli insegnanti si sono decisi a chiamare i genitori (non del ragazzino, ma della cricca) e lui si è ritrovato solo

ma il teppistello non demorde, qualche settimana fa sono passati direttamente alle mani: mio nipote è bello massiccio e il ragazzino in questione le ha prese….nota a mio nipote (!) e mia sorella gli sequestra il cellulare, anche se lei ammette: è continuamente provocato, lo sapevo che finiva così.

ma qualche giorno fa il delinquentello è arrivato in classe con un tirapugni in ferro con uncini sulle nocche: glielo mostra a mio nipote e gli dice: con questo ti ammazzo. allora mio nipote lo denuncia all’insegnante, ma il ragazzino dice che lo ha buttato giù dal gabinetto. Altri compagni dicono che non è vero, ce l’ha in cartella, l’insegnante non lo perquisisce per la sua……privacy!

adesso la situazione è esplosiva e mia sorella non sa cosa aspettarsi: oggi è andata a parlare con la scuola e le hanno candidamente detto che il ragazzino proviene da una famiglia con tanti problemi, non si può farci niente. anzi, siccome non potrebbe permettersi la gita scolastica gliela paga la scuola. Mia sorella gli dice che teme che la gita sia potenzialmente un momento pericoloso, e loro rispondono che allora è meglio che tenga a casa mio nipote!

sono basita. sono furibonda. le persone che girano la testa da un’altra parte e fanno finta di non vedere mi fanno andare il sangue alla testa, ma quando ci sono di mezzo bambini allora sbarello proprio

ma non so cosa consigliarle

la lettera

“figlio piccolo dai non mollare, finchè c’è scuola c’è speranza, tieni duro e studia, fatti interrogare, perchè finchè non ti arriva la lettera del consiglio di classe vuol dire che puoi farcela”

“…….. veramente la lettera è arrivata…..”

mi cascano le braccia. Arriva con questo foglietto dopo averlo cercato una buona mezz’ora in mezzo a cento comunicazioni che non ho mai visto, circolari, riunioni. La lettera dice che la situazione è critica, che vogliono vedere i genitori per fare un piano….è datata 8 maggio.

mi siedo perchè mi gira la testa…..sono passati venti giorni???? e tu non mi dici nulla???? che cosa avranno pensato i prof? che non ce ne importa nulla???e tu, testa di cavolo, cosa speravi di fare nascondendola? possibile che nessuno si sia preso la briga di verificare che non aveva riportato il tagliandino sotto??? possibile che questo ragazzino sia così immaturo????

vorrei prenderlo a sberle, a calci nel didietro, appenderlo al muro, sgridarlo fino a diventare rauca….. e invece chiamo la scuola, spiego la situazione, chiedo un colloquio finale con i prof e incastro anche questo tra lavoro, visita dell’oncologo, veterinario per il gatto, il giro a capannoni e case in terra straniera per l’internazionalizzazione…..ma questo colloquio avrà la precedenza su tutto ( a parte la visita dell’oncologo) perchè è così che faccio per mio figlio.

è servito proprio a tanto fare così

perchè ce lo ha chiesto il prof

finalmente sabato siamo andate in scena: alla mattina per gli studenti, al pomeriggio per parenti e amici. ussignur che stress, però ci siamo divertite da pazzi.

figlia grande è stata grande: mai un momento di panico, sempre sorridente, armata di telecamera per filmare il dietro le quinte ma senza mollare  suo figlio Paul, alias la sua macchinetta fotografica. (Paul dei Beatles of course!)

un po’ di incertezze nei rusteghi, ma poi il gran finale con le baruffe!

a ripensarci è stata proprio una cosa incredibile: quando si mette in piedi una cosa del genere ci sono mille cose da decidere: il palco, la sala, la scenografia, le luci, la musica, i costumi, gli oggetti di scena, gli inviti,i movimenti, l’intonazione….insomma sembra che ci sia solo da imparare a memoria la parte e invece c’è da decidere in continuazione….!!!

e poi il gruppo: noi non ci siamo più viste dall’esame di maturità: qualcuna è rimasta amica, ma n trent’anni non abbiamo mai fatto nemmeno una cena di classe: è bastata una pizza e dopo 5 minuti avevamo ripreso da dove avevamo lasciato. Le stesse prese in giro, gli stessi siparietti: figlio piccolo mi dice stupito: “ma quanto vi pigliate in giro!” certamente per lui è strano vedermi sfottere così allegramente da perfette sconosciute,  le amicizie che ho ora hanno una dose di formalità che è impossibile da superare. ma quelle della scuola no: abbiamo affrontato insieme tanti anni di scuola, hai fatto magre figure e colossali figuracce….puoi essere diventata chissachì ma per loro sei sempre quella. 

insomma è andata, è finita. non passerò più tutti i sabati a provare, non passerò più ore a scrivere mail e sms per organizzare tutto il da farsi: devo solo riportare indietro quell’orrido vestito tutto trine e merletti col sederone posticcio (manco ce ne fosse bisogno….)

una cosa mi fa ancora ridere se ci penso: ogni tre secondi qualcuna di noi, durante le prove o la recita, diceva :”ma chi cavolo me l’ha fatto fare????” e la risposta che ci davamo in continuazione era “perchè ce lo ha chiesto il prof!”: ecco, perchè un’altra cosa straordinaria di questa storia è che sembra la solita storia di donne, che quando si organizzano fanno cose incredibili, ma stavolta è anche e soprattutto una storia di grandi uomini: il preside che si è preso la responsabilità di farci recitare con tutte le rogne, gli annessi e connessi ( e ci ha dato pure un contributo in soldi!!!!) e poi del nostro prof di italiano, che è stato per noi una di quelle persone che tutti doverebbero avere la fortuna di incontrare nella vita

ma figo dove??????

lunedi io, mio marito e figlio piccolo siamo stati a venezia nel pomeriggio: c’era l’open day alla scuola militare navale morosini

che ci siamo andati a fare non riesco a spiegarlo: è evidente che non potrà mai entrarci, sia perchè ha dei voti pessimi sia perchè sta facendo il liceo sbagliato (devi fare classico o scientifico), ma volevamo prospettargli che se si impegna ci sono mille futuri da scrivere, mille opportunità da acchiappare.

Re Mida dice che a questa età passano treni: hanno le porte aperte e ci devi solo salire dentro, ma se li lasci passare spesso non ripassano, ma se li prendi spesso ti cambiano la vita.

una struttura incredibile: convitto, abiti, vitto, liceo, sport, tempo libero…..il tutto con una cifra che va dai 300€ ai 1300€ (all’anno!) gli danno anche una paghetta, perchè sono militari a tutti gli effetti. La giornata scandita da studio, sport e vita sociale: il cellulare permesso solo in certi giorni e solo in certe ora, 3 uscite settimanali. Per molti questo è un incubo (anche per me sinceramente) ma a quanto pare è questo quello che vuole mio figlio.

in vaporetto io e Re Mida ci godiamo l’aria e il sole, la giornata si è sistemata ed è uscito un sole splendido: mio marito sono giorni che ha gli occhi rossi e non passa con nessun medicinale, ma appena esce dall’azienda e smette di lavorare gli occhi tornano normali……

figlio piccolo è in un angolo: berretto calcato in testa, pantaloni stracciati col sedere di fuori, cellulare in mano

ci accorgiamo che attira l’attenzione delle ragazzine dentro il traghetto: una spintona l’altra, che ride imbarazzata, leggo il labiale dell’altra, dice “che figo! chiedigli il numero….”

io e mio marito siamo allibiti da tanto interesse, figlio grande sembra, (dico sembra perchè poi in macchina dirà che le aveva notate) non accorgersi di niente. poi vedo che col cellulare gli scattano delle foto….. io mi domando come fa a piacere alla ragazzina d’oggi uno conciato così.

io lo prenderei a scarpate sui denti….poi mi viene un ricordo lampo, Re Mida 14enne: capelli lunghi, pantaloni stracciati, scarpe sfondate, camicia stazzonata, sigaretta in bocca, aria da duro……mmmmmmm quanto mi piaceva…….ok non parlo più

ma ti mancava solo questa

mi sono accorta che ormai ci siamo, la data fatidica si avvicina: io devo ancora imparare la parte, trovarmi tutti i vestiti e trovare il coraggio di farlo, bazzeccole insomma.

eggià, perchè mi sono dimenticata di raccontare questa cosa bellissima che è partita una sera caldissima d’estate e si concluderà ai primi di maggio di quest’anno. veramente l’inizio è il 29 aprile del 1982, data in cui una classe delle superiori mette in scena pezzi di alcune commedie del goldoni, del ruzante, di machiavelli, dell’ariosto.

un branco di galline di 17 anni, direbbe qualcuno…beh, 30 anni dopo le cose non sono cambiate tanto, eheheheheh

ci ha riunito il nostro prof una sera di luglio: io avevo perso i contatti praticamente con tutte, quindi è stata un’emozione fortissima rivedere le compagne; qualcuna non c’è più, qualcuna si è trasferita, molte sposate con figli, quasi tutte lavorano, ma la cosa che mi ha fatto sorridere è stata che nel giro di pochi minuti si sono ricreati gli stessi siparietti di 30 anni fa.

insomma il prof lancia l’idea, rimettere in scena lo stesso spettacolo di 30 anni fa: come mi immaginavo ci sono quelle che accampano scuse, quelle che si defilano subito, quelle che partono in quarta nonostante siano andate ad abitare e 300 km da qui (della serie volere è potere)

ci si organizza, subito ci si rende conto che non si può mettere in scena tutto perchè mancano “attrici”, e così io e una mia amica cooptiamo le rispettive figli e sblang! cacciate a forza nello spettacolo: figlia grande fa la parte che facevo io 30 anni fa, le si addice di più visto che fa la ragazzina da marito. a me la parte della matrona, che fu di lina volonghi, devo solo impostare la modalità accento ciosoto e poi è fatta.

adesso le prove si fanno pressanti, ci troviamo tutti i sabato mattina tutte insieme col prof che ogni tanto tuona con un “SILENZIO!!!!!!!” ma dopo due minuti riprende il chiacchericcio e la ridarola. poi ci sono le prove infrasettimanali, io ho due parti in due commedie diverse, comincio a dare i numeri, non ho ancora capito come mi devo vestire

insomma, questa cosa non la racconto molto in giro, perchè quando la dico mi dicono sempre, ma davvero sempre, la stessa frase: ” ma ti mancava solo questa????”, eccerto che mi mancava, perchè nella vita voglio fare soprattutto quello che mi piace eheheheh

meglio pensare al peggio

tempo di pagelline a scuola di figlio piccolo.

a parte un isolato ( e anche un po’ fuori posto diciamocelo)  dal 5/6, tutto il resto è una sfilza di 2 e 3, qualche 4, pochi 5.

insomma è evidente che la bocciatura è nell’aria e io sono più avvilita che mai.

la prof coordinatrice dice di non mollare, che magari con 4 materie ma può ancora farcela….io invece ho gettato la spugna, sono veramente stanca. Qualunque cosa faccia non riesco a cambiare l’atteggiamento di questo ragazzino e cosa ancora peggio, sono le continue azzuffatine che io e mio marito facciamo per lui

cominciamo parlandone con calma, cercando di trovare soluzioni e finiamo invischiati in discorsi che poco hanno a che fare col piccolo, oppure si sparano colpi bassi, come quello di sabato scorso che mi ha gridato: tu non gli vuoi bene!

mi ha zittita di colpo. io darei la vita per mio figlio, senza pensarci un attimo. io penso che lui sia strepitoso,intelligente, ironico e divertente. Ma sono anche cosciente che è uno scansafatiche, che se può evitare di fare qualcosa lo evita, che se promette non mantiene, che non ha nessun senso del dovere.

solo perchè lo vedo lucidamente per quello che è significa che non gli voglio bene?

mio marito ha una pessima opinione dei suoi nipoti, fancazzisti pluribocciati: ma almeno loro hanno come scusante di avere un padre psicopatico e una madre con lo sviluppo cerebrale di una bimba di 3 anni. E nostro figlio che scuse ha? nessuna, proprio nessuna.

insomma, sono avvilita, c’è poco da fare. forse un giorno ci riderò su, ma adesso questa cosa mi fa stare proprio male

vi racconto un segreto

non volevo parlarne, perchè da quando leggo statistiche di entrata e tags (benedetto splinder che non capivo niente!) mi blocco a parlare di qualsiasi cosa. però come posso rimanere insensibile alle richieste delle mamme sull’orlo di una crisi di nervi? a qualcuna telefono, ad altre rispondo via mail, ma spesso non rispondo e io odio non rispondere, sono capace di trascinare una discussione per anni pur di rispondere eheheheh

allora provo a raccontare quello che è successo, sperando in bene: il motivo di tanta segretezza è che mio figlio non dovrà mai sapere il ruolo che ho avuto io in tutta questa faccenda: deve pensare che tutto è partito da lui, e che questa mamma ingombrante per una volta non c’entra.

è nato tutto col colloquio dopo la pagella disastrosa: io e Re Mida siamo andati con la sicurezza di venire flagellati dai prof e invece ci siamo ritrovati con una prof estremamente intelligente che, quando io ho chiesto più compiti, più controllo, più interrogazione, più castighi, mi ha risposto che finora avevamo usato questo sistema e non aveva portato a nulla. Suo figlio ora è un ragazzino all’angolo, assolutamente spento, che spera solo di finire la giornata senza troppi guai; non reagisce a nulla, si difende da tutto. la sua autostima è sotto i tacchi, e continuando a mazziarlo noi tagliamo la cima dell’albero ma non nutriamo le radici. Lui deve capire che lui è padrone della realtà in cui vive, non deve pensare di subirla perchè non c’è niente da fare. Consiglio di lasciar perdere lo studio per ora, e agire sulla sua autostima: che ne dice di trovare un’associazione di volontariato che gli faccia fare del lavoro manuale, che gli affidi compiti da portare a termine?

mi metto sotto e a fine giornata ho un colloquio col presidente di un’associazione locale, che capisce al volo la situazione perchè ne ha già avute altre, anche molto più gravi (insomma suo figlio è solo demotivato, un fannullone, niente problemi di alcool e droga, no? e ci mancherebbe altro…..) e decide di occuparsene lui, ma è fondamentale che mio figlio non sappia mai il ruolo che ho avuto io, deve essere convinto che tutto sia partito dalla scuola. E infatti la scuola attiva un progetto, lo mette a capo, e l’associazione pian pianino lo attira dentro. Il ragazzino che schivava tutti è costretto ad andare per le classi, parlare in pubblico, scrivere articoli per il giornale del liceo, rapportarsi con i ragazzi più grandi. in tutto questo habemus morosam, e direi che anche questa è una bella botta di autostima.

i problemi non sono risolti, ovviamente non hanno cominciato a fioccare i 6 (qualcuno si, ma senza esagerare!), ma è l’atteggiamento che è diverso. Dove porterà tutto questo? intanto devo correre a fargli il passaporto, quest’anno l’associazione se lo porta via per un campo di lavoro. Azzzz meglio non pensarci

ecco l’ho raccontato…..ma shhhhhhhhhhhhh

quando un libro ti illumina la strada

ho sempre cercato le risposte nei libri, almeno secondo mio marito (ma forse ha ragione)

e quando da più di voi mi è stato suggerito un libro, sono andata subito a prenderlo in biblioteca: sto parlando di “Diario di scuola” di Daniel Pennac

l’ho letto tutto d’un fiato, in auto, durante un viaggio con un agente e Re Mida: ogni tanto ridevo da sola, e leggevo il pezzo ad alta voce, ogni tanto mi sentivo punta sul vivo e tacevo, ogni tanto mi spuntava la lacrima.

poi l’ho riletto con calma e ho trovato tante altre cose; Pennac è stato, come lui stesso dice, un pessimo studente. ” …andavo male a scuola. ogni sera della mia infanzia tornavo a casa perseguitato dalla scuola. I miei voti sul diario dicevano la riprovazione dei miei maestri. Quando non ero l’ultimo della classe, ero il penultimo. (Evviva!). Refrattario dapprima all’aritmetica, poi alla matematica, profondamente disortografico, poco incline alla memorizzazione di date e alla localizzazione dei luoghi geografici, inadatto all’apprendimento di lingue straniere, ritenuto pigro (lezioni non studiate, compiti non fatti) portavo a casa risultati pessimi che non erano riscattati nè dalla musica, nè dallo sport, nè peraltro da alcuna attività parascolastica.”

“ero oggetto di stupore, e di stupore costante perchè gli anni passavano senza apportare il benchè minimo miglioramento nel mio stato di ebetudine scolastica”

“C’è la madre a pezzi, logorata dalla deriva del figlio, che accenna a presunti effetti dei drammi coniugali…..c’è la madre umiliata dai consigli delle amiche i cui i figli invece vanno bene….c’è la madre furibonda, convinta che il figlio sia sempre vittima innocente di una coalizione di insegnanti in tutte le materie….c’è quella che non ne fa una questione di persone, ma inveisce contro la società che si sgretola, il sistema è marcio, la realtà, insomma, che non si adatta ai suoi sogni…..c’è al madre furiosa col proprio figlio: questa ragazzino che ha tutto e non fa niente, …..c’è la madre che ha non visto un solo professore in tutto l’anno e quella che li ha assillati tutti. C’è la madre che non capisce questo figlio così diverso dall’altro, che si sforza di non amarlo meno, che fa di tutto per rimanere la stessa madre per entrambi. C’è la madre ferrata in psicologia che da una spiegazione a tutto e si stupisce che non si trovi mai una soluzione a nulla…c’è la madre che piange, ti chiama e piange in silenzio…..tutte sono preoccupate per il futuro del figlio. Ma cosa diventerà? La maggior parte di loro si fa dell’avvenire una rappresentazione che è una proiezione del presente sullo schermo angosciante del futuro. Il futuro come una parete dove sono proiettate le immagini smisuratamente ingrandite di un presente senza speranza, ecco la grande paura delle madri!”

“allora provo con una barzelletta:

lo sa qual è l’unico modo per far ridere Dio?

raccontargli i nostri progetti.

In altre parole, niente panico, non c’è nulla che vada come previsto, è l’unica cosa che ci insegna il futuro quando diventa passato”

 non so, credo di amare quest’uomo.