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piccoli vagabondi crescono

venerdi mio figlio ha chiesto il suo primo giorno di ferie in 3 anni che lavora da noi.
la morosa fa la parrucchiera per cui il sabato finisce tardissimo e il lunedi è libera; quindi hanno pensato di prendersi la domenica e il lunedi per andare a provate la tendina appena comprata, perchè, ebbene si, quest’anno mio figlio si farà le vacanze in tenda, in giro per l’Europa
ehhh lo so che dovrei essere orgogliosa di altro, ma questa cosa mi fa sorridere e scoppiare d’orgoglio….tutta la fatica che ha fatto per prendere le distanze da noi e poi lavoriamo insieme e ora fa le vacanze come le facciamo noi
anche io e suo padre abbiamo cominciato con una canadese, pochi soldi, macchina prestata da mia madre e siamo andati dappertutto; quando sento i figli dei miei amici che spendono 2mila euro (2000!!!) per una settimana in appartamento a Jesolo, non posso che essere fiera di questo ragazzino che ha passato i sabati in cerca dell’attrezzatura, confrontando marchi e negozi, che ha stabilito il viaggio cartina alla mano e consigli di papà.
penso a tutti viaggi in cui l’abbiamo letteralmente trascinato contro la sua volontà, dove si è fermamente rifiutato anche solo di scendere dal camper, e ora chiede a suo padre “come fare a riconoscere un buon campeggio, che attrezzatura mi porto, che guide comperare….”
la fidanzata ha passato la notte con gli occhi sbarrati dalla paura perchè erano al mare ma ha fatto burrasca, mentre lui con aria navigata ha detto che non si è mai svegliato una volta.
oggi mi ha detto che alla fine della vacanza o si ameranno per sempre o si lasceranno…eh quanta verità, nessuna delle coppie con cui siamo andati via sono rimasti insieme dopo le vacanze

mi fa una tenerezza incredibile e penso che c’è luce in fondo al tunnel

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non guarderò mai più un cestino dell’immondizia con la stessa innocenza

eh già ogni tanto la facciamo una cavolata così.
abbiamo preso l’auto e siamo andati a Parigi.
domenica era il compleanno di figlia grande e le abbiamo detto di prendere un bus fino a Parigi, mercoledi sera abbiamo prenotato un albergo e giovedi pomeriggio tardi siamo partiti.
rivedere mia figlia mi fa sempre scoppiare il cuore, passare due giorni in sua compagnia è un regalo della vita.
ci ha fatto scarpinare in lungo e in largo: le quantità di cose che abbiamo visto non è nemmeno immaginabile….abbiamo fatto a piedi ogni giorno almeno 15 km (ma lei da sola lunedi ne ha fatti 20…)
ci siamo divertiti tanto e abbiamo passato un compleanno speciale; alla sera hard rock cafè perchè non siamo una famiglia tradizionale ma abbiamo le nostre tradizioni.
non tornavo a Parigi da qualche anno e ho trovato una città fortemente segnata dalla paura del terrorismo: controlli ovunque, anche molto accurati, polizia dappertutto.
non ti fa sentire più sicura ma alla fine non si può neanche rimanere inermi dopo quello che è successo.
tantissimi mendicanti, di qualunque età, c’era persino una vecchietta con un gattone in braccio
un freddo terribile, però niente pioggia
ma la cosa che mi ha veramente scioccato sono stati i cestini dell’immondizia, che alla sera si riempivano di topi…una cosa terribile, vedere questi animali che brulicavano fuori e dentro i cestini….blah mi fanno uno schifo tremendo!
“ma cosa piangi che tra 20 giorni torna?”
“Re Mida non rompere che ti viene da piangere anche a te”
“si caxxo….”

la mia (segreta) vita da gattara

riunione con un fornitore; stiamo stabilendo una collaborazione molto interessante ed è un contatto che ho costruito in mesi di relazioni. mi arriva una telefonata dall’amica gattara; insieme a lei e altre 4/5 allucinate signore di mezza età abbiamo costituito una solido gruppo di salvataggio gatti e se mi chiama in orario d’ufficio so che è un’emergenza.
esco dalla sala riunioni
“Emily ti prego puoi farlo solo tu….in una fabbrica vicino a te la segretaria stamattina ha scoperto che hanno mollato li 5 micro mici. Lei è disperata perchè il suo capo non li vuole e lei non sa cosa fare: puoi andarli a prendere? ho già chiamato le altre nessuno può chiedere permessi, ti prego fallo tu altrimenti finiscono in strada”
“non ho trasportini macchina, dille di metterli in uno scatolone, e che tra un quarto d’ora passo a prenderli”
dopo un quarto d’ora c’è la pausa caffè, io biascico una scusa e scappo via. Vedo mio marito perplesso ma non fa domande.
prendo i gatti, torno in azienda, li metto di corsa nel mio ufficio e torno trafelata dentro la sala riunione. Hanno appena ricominciato.
dopo un’ora finiamo, ci avviamo per le scale e passando per il mio ufficio si sente un coro che neanche la domenica a messa.
il grande capo mi guarda allucinato e mi chiede: ma signora tiene dei gatti in ufficio?
mio marito alza gli occhi al cielo, sento già che gli si arruffano le penne
“si ha ragione, c’è stata un’emergenza, li hanno appena ritrovati e ora io li porto da me…sa, faccio stalli per un’associazione…sa, ho la casa grande e praticamente disabitata per cui ho tante stanze….”
“signora…stamattina ho detto a mia moglie che dobbiamo prendere un gatto a mia figlia, è così introversa che un amico animale non può fargli che bene…me li fa vedere?”
insomma, dieci minuti dopo decide di prenotarsi due gatti, rimaniamo d’accordo che li faccio vedere dal veterinario e poi glieli do
uscendo mi stringe la mano calorosamente e mi dice che le persone che dedicano del tempo agli altri senza aspettarsi nulla in cambio sono le migliori per lavorare insieme, e che è sicuro che la nostra sarà una collaborazione interessante
“allora per favore dica a mio marito di non guardarmi così storto….”
risata collettiva
questa è solo una delle tante cose che mi sono successe in questi due anni di collaborazione con un gruppo di ragazze (non siamo un’associazione) che si occupa di gatti abbandonati.
purtroppo l’ignoranza dilagante di chi dice “è contro natura sterilizzare” ci porta ad avere cucciolate abbandonate ovunque, destinate a morte certa nella maggioranza dei casi. alcune volte incontrano noi e la loro vita cambia; quest’anno abbiamo dato in adozione circa una sessantina di gatti, tanto per dire
ci occupiamo di alcune colonie feline del nostro paese (il mio turno è giovedi) il che vuol dire sfamarli tutti i giorni, acchiappare i nuovi arrivati per sterilizzarli oppure per cercargli casa se sono freschi di abbandono e sono ancora domestici. Un mese fa hanno abbandonato due gattini, uno cieco completamente e uno vede solo ombre: posso solo immaginare il terrore che hanno provato a sentirsi mollati li: ora sono al sicuro da una volontaria che li sta curando per cercare di salvare gli occhi, ma probabilmente dovremo toglierli
“ma hai così tanto tempo da perdere che ti occupi dei gatti? “frase che di solito mi sento dire da persone che ovviamente non fanno nulla per nessuno
si ho tempo da perdere per fare qualcosa che ho voglia di fare e non devo fare, come tutto il resto della giornata

ma questo bambino è bellissimo!!!

è notte e in ospedale non c’è nessuno.
non è la luna giusta, mi dice l’ostetrica come a giustificare la sua assenza e il suo disinteresse.
mio marito arriva trafelato; ha chiamato la signora delle pulizie perche rimanga li a dormire con la figlia ( che tra poco diventerà figlia grande!) ed è emozionatissimo come la volta scorsa; sa che accadrà qualcosa di stupefacente e che una volta tanto lui non deve far nulla
mio figlio nasce alle 23.30 in un’atmosfera surreale: ho fatto la preparazione al parto con l’ipnosi e le spinte sono distanziate tra di loro ma potentissime: il ginecologo mi cronometra ed è molto perplesso, ma alla fine è anche molto annoiato, come se questo miracolo ormai per lui fosse una banalità.
figlio piccolo viene al mondo nel buio di una stanza di ospedale, fa un piccolo vagito e poi mi fissa inebetito.
il ginecologo lo prende e dice: questo bambino è bellissimo, ne ho visti pochi così.
io lo guardo e non mi sembra diverso da sua sorella, ma se lo dice lui…
è nato il germoglio di mio suocero, il primo a portare il suo cognome, ed assomiglia tutto alla mia famiglia. è biondino con gli occhi azzurro ghiaccio, per il dispetto mia suocera andrà avanti a dire per 6 mesi : tanto poi li cambia, tutti i neonati li hanno azzurri. al primo compleanno si arrenderà all’evidenza.
questo bimbo è bellissimo e sembra nato esclusivamente da me, non assomiglia per nulla al padre
e più tardi scoprirò che assomiglia a me anche nel resto, tanto che mia madre, con gli occhi luccicanti dirà: la mia vendetta. fai un buon lavoro piccolino, tua madre avrà sempre fatto comunque di peggio con me.
vent’anni di arrabbiature, paure, sensi di colpa, ansia e panico, delusioni orgoglio e amore all’ennesima potenza.
ora che lavoriamo insieme oscillo tra bastonarlo come un baccalà e stritolarlo in un abbraccio: non faccio nessuna delle due cose e anzi, cerco di essere più neutra possibile, tanto che chi lavora con me dice spesso che sono molto più materna con i dipendenti che con mio figlio…..
ha fatto scelte che non ho approvato, praticamente nessuna di quelle che hai fatto, a partire dalla morosa col nome da spogliarellista che tira fuori il peggio di lui, alla macchina da rally che fa un boato quando si accende. Si veste solo di nero e ha lo stesso paio di scarpe da tempo immemorabile, ma comprargli da vestire è inutile, e l’ho imparato a mie spese.
ha dei capelli splendidi, ma li rasa a zero come se ci fosse un’invasione di pidocchi, in compenso si lascia crescere una barbetta biondiccia rossiccia che è troppo ben curata per voler passare per uno che se ne frega; in compenso ha una camera terrificante, dove non entra più nemmeno neanche la signora delle pulizie.
al lavoro riesce a far dimenticare a tutti che è il figlio del capo, anche perchè viene mazziato da chiunque ogni volta che commette il più piccolo errore, ma suo padre comincia a prendersi qualche mezza giornata di vacanza e questo è talmente incredibile da non sembrare vero.
sono stati vent’anni belli densi e movimentati, sono curiosa di vedere i prossimi.
buon compleanno figlio piccolo, oramai grande

magnifico esemplare di uomo vero

stamattina siamo andati a prendere la macchina nuova.
era talmente tanto che non ne compravo una che ero ferma a “tenga qui le chiavi, faccia subito benzina che è in riserva spolpa, spero abbia l’assicurazione valida e saluti e baci”.
ora invece le macchina sono più intelligenti di te e quindi serve una spiegazione di un’ora prima di concederti di accendere il motore, che tanto appena sono partita volevo cambiar stazione della radio e non mi ricordavo più come si faceva.
per fortuna avevo capito il comando vocale e ho urlato a qualcuno nel microfono di chiamare l’auto di mio marito che mi faceva da battistrada ( ehhh sia mai che non mi ricordo come tornar a casa….) e miracolosamente la macchina l’ha chiamato.
comunque in mezzo a tutta questa formalità c’è stato un momento che mio marito avrebbe voluto sotterrarsi ma ha mantenuto un aplomb invidiabile.
lui è conosciuto come una persona molto burbera, molto seria, e il venditore lo ha sempre chiamato per cognome
siamo in auto e mi chiede il nome di mio marito con il quale l’ho salvato in rubrica per fare una prova di chiamata dalla macchina e io…mi impappino, cerco nella mia memoria qualcuno da chiamare al posto suo…lui insiste e mi dice: signora chiamiamo lui così vediamo subito!
ehm….cerchi Luca magnifico esemplare di uomo vero
…..
lui cerca di non ridere poi non ce la fa.
una spiegazione gliela devo dare.
gli dico che una volta mio marito ha scoperto che il suo nome (abbastanza comune) era in mezzo a una selva di almeno altri 15 Luca e allora io lo avevo salvato come Luca Marito. Ma questa cosa non gli garba e quindi ogni volta che ha il mio telefono in mano cambia il suo nome con qualcosa di molto fantasioso….una volta ho dato il mio cellulare per parlare con mio marito a un operaio e ha letto “Luca marito adorante che ti ama alla follia”….il ragazzo era così imbarazzato povero….
insomma quando mio marito ha capito che il venditore aveva letto la mia rubrica voleva nascondersi.
io non la smettevo di ridere ahahahahahahah

non sono responsabile delle smorfie che fa la mia faccia mentre tu spari minchiate

figlio piccolo cerca casa. o meglio, io lo voglio fuori di casa e insisto e persisto nello scopo di vederlo in una casa sua, con le pulizie, la spesa e le bollette da pagare.
così abbiamo cominciato ad andare a vedere appartamenti e case, e devo dire che era una vita che non facevamo qualcosa io e lui da soli, anche se mi incasina la giornata mi piace fare questa cosa insieme.
l’altra sera siamo andati a vedere un appartamento minuscolo in un bel contesto di negozi ed appartamenti; il tizio che ci porta a fare il giro turistico ci tiene subito a precisare che in quella palazzina non accettano stranieri. di nessun tipo. di nessuna razza. solo italiani.
mio figlio è imperscrutabile come al solito, io devo aver fatto una delle mie espressioni di disgusto malcelato, perchè il tizio mi dice che ha le sue buone ragioni a parlare così, lui non è un razzista (chissà perchè i razzisti ci tengono sempre a precisarlo) ma gli stranieri hanno abitudini diverse dalle nostre….i loro figli gridano, lasciano la porta aperta di casa e cucinano con delle spezie puzzolenti e invitano sempre un mucchio di gente, e poi basta che ne arrivi uno che tutti gli appartamenti perdono valore.
io gli dico che dalla descrizione che mi ha fatto ho riconosciuto almeno una decina di famiglie tutte italiane, lui non capisce neanche che sto facendo del sarcasmo e ride.
la visita continua e per tutto il tempo ribadisce che posso guardarmi attorno, stranieri non ne vedrò. hanno dovuto accettare i cinesi perchè la signora (italiana of course!) ha venduto a loro prima di chiedergli a lor che gli avrebbero trovato di sicuro un compratore italiano.
“ma c’è un obbligo in questo senso?” (ovvio che non c’è)
“no però signora lei capisce bene…..”
no non capisco ma mi adeguo
vedo che l’appartamento è pieno di cose personali e chiedo come mai non è ancora vuoto, allora lui mi racconta che l’appartamento è rimasto vuoto per due anni perchè l’inquilino che c’era prima ne ha fatte di tutti i colori, non ha pagato l’affitto e ha fatto dei danni, ma ci sono voluti due anni perchè l’autorità giudiziaria desse il via libera ai proprietari.
“ci deve un sacco di soldi….”
“e immagino che sia italianissimo….”
“ah si ovvio, italianissimo ci mancherebbe altro! ma vedo dalla sua faccia che non è d’accordo con me”
“guardi, io sono un’imprenditrice e assumo quasi tutte le settimane: in azienda ho italiani, rumeni e albanesi. Hanno fatto cazzate in pari misura, e quindi il mio unico metro per valutare una persona è il merito, non la nazionalità”
“eh si ha ragione, ma con le case è diverso”
evvabbè, il veneto è pieno di gente come te, non ha nemmeno senso discutere con uno che ha la bandiera con il leone di san marco fuori dal negozio.
però la tentazione di dirgli che mio marito si chiama Abdul è stata fortissima

nome in codice: bellissima serata

ogni tanto ci capita di andare a cena fuori con amici (sempre miei perchè mio marito non ne ha), sempre meno, a dire la verità, perchè durante la settimana collassiamo alle 9 e al fine settimana siamo sempre via, amato camper portaci via.
ma la settimana scorsa siamo a cena a casa di un’amica, che prima di arrivare scrive nella chat: stasera ho invitato anche la mia titolare.
bene, mi piace conoscere persone nuove. cerco di non pensare che questa “titolare” è una delle persone più ricche del veneto e faccio bene perchè è una signora molto semplice e alla mano, forse un po’ troppo perbenino per entrare nelle mie corde, ma vabbè.
la serata degenera presto anche perchè scorrono fiumi di alcool: ogni tanto guardo mio marito dall’altra parte del tavolo e vedo che ride ma sobrio e quindi nessun problema, gli altri fanno quello che vogliono…finchè una del gruppo non comincia a sbarellare.
in una situazione molto intima e confidenziale la padrona di casa ha confessato che dopo vent’anni di matrimonio e tre figli, non ha mai avuto un orgasmo.
ora, mi sembra evidente che questa informazione non è oggetto di chiacchiere ma una delle amiche in un impeto di grasse risate esclama: “zitta tu che non hai mai avuto un orgasmo in vita tua!” tutti ridono, sembra una battuta, io mi sento gelare in sangue. come si può essere così idiote? E davanti alla sua titolare!!!
ma il meglio deve ancora venire
una coppia festeggia l’anniversario di nozze e la solita battuta che per regalo il marito vuole un’amante.
solita battuta che invece a noi donne interessa l’amore.
invece la moglie che si mette a gridare che l’amore con le farfalle nello stomaco, l’abito bianco, i figli e gli anniversari li ha già avuti, adesso vuole solo un uomo che la trombi fino al delirio, e che magari prima si sia fatto una doccia, lavato i denti e che non russi 5 minuti dopo.
tutti ridono come pazzi, io sono sempre più imbarazzata.
la serata continua su questo tono e io non ne posso più
guardo mio marito cercando di dirgli con gli occhi voglio andarmene ma lui non recepisce. Butto li che dobbiamo andare che l’indomani abbiamo la sveglia presto e lui mi risponde: “ma che cavolo dici che domattina è sabato e non abbiamo nessun impegno!?
insomma non c’è verso. questa serata orrenda finisce alle 2 di notte e io sono tesa come una giornata di lavoro
saliamo in macchina e mio marito dice: bella serata è?
sono basita. mi parte una tirata allucinante sul fatto che non vedevo l’ora di andare a casa e che dopo 30 anni che ci conosciamo lui non ha ancora imparato ad interpretare le mie occhiate
“ma come facevo a capirlo? ridevi!
“ridevo per non piangere!”
“ok allora la prossima volta abbiamo un codice, tu mi dici qualcosa che io capisco che te ne vuoi andare
“buona idea”
“bene, cosa mi dici allora per farmelo capire?
“bellissima serata”
“eh ma così non capisco, devi dire che è una pessima serata”
“scusa…che codice del cavolo è?”
“già ok, vada per bellissima serata. Spero di ricordarmelo”
ussignur che tonto