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ci penso ogni volta che salgo in macchina

sabato all’ora di pranzo vado a fare la spesa nella speranza di schivare la calca che affolla il super…c’è un caldo terribile, salire in auto è un vero atto d’eroismo, guidare col volante bollente è puro masochismo.
quando fa così caldo la mia paranoia da non-interrompere-la-catena-del-freddo-che-si becca-malattie-mortali ( o perlomeno un bel mal di pancia) raggiunge livelli stratosferici e quindi surgelati e roba da frigo finiscono dentro al carrello solo a spesa praticamente finita. insomma, delirio.
arrivo alla cassa, pago, cerco di fare in fretta nell’operazione scarico e carico e mi dirigo verso casa con l’unico pensiero di scaricare velocemente i surgelati.
poi ricevo una chiamata da una mia amica: sua madre si è sentita male lei è corsa in ospedale ma ora è li senza macchina posso andarla a prendere?
alla rotonda giro l’auto e corro in ospedale. la trovo sconvolta e disperata, le do le chiavi dell’auto per andare a casa e rimango io con sua madre.
nel frattempo mi chiama mio marito che non troverebbe le sue mani se non fossero attaccate al corpo: sta facendo un preventivo e non trova una carta. inutile tentativo ti dirgli dove si trova, concludiamo che appena arriva la mia amica arrivo in ufficio
lei arriva io riparto velocemente verso l’ufficio, e da una cosa di due minuti mi fermo li un’ora.
finalmente esco e mi viene in mente che devo andare in pulitura, mi fermo e quando rimetto gli abiti dietro mi accorgo della spesa…
me ne sono completamente dimenticata per quasi 3 ore
tutti i surgelati sono scongelati e nemmeno la roba che va in frigo se la passa bene
dentro l’auto c’è una temperatura assurda, è stata praticamente sempre al sole.
arrivo a casa con la sensazione di essere una deficiente completa, come ho fatto a scordarmi di avere la spesa dietro?
quando sento dei bambini lasciati dentro macchine bollenti mi sento male, l’idea che queste povere anime soffrano le pene dell’inferno prima di crollare mi fa stare male, non posso immaginare come si sentano i loro genitori.E’ come entrare in un forno e cucinarsi…orrendo.
Penso che sia impossibile dimenticarsi un figlio in auto, un figlio è il tuo principale pensiero, ma sono consapevole che spesso siamo talmente pieni di pensieri che può succedere un corto circuito nel cervello.
l’altra sera sono uscita dall’ufficio ed ero talmente cotta che non mi ricordavo più che pedale premere per partire in auto.
sono rimasta li come un’ebete e non riuscivo a pensare, quindi si, è possibile dimenticarsi la tua vita in auto e rimpiangerlo per sempre
ci penso ogni volta che salgo in auto

dovevo dartene di più da piccole

sono cresciuta con i miei cugini, i figli della sorella di mia madre: due ragazze e un maschio, sempre, sempre tra i piedi.
mia madre ci portava tutta l’estate al mare e in montagna d’inverno e loro erano sempre tra i piedi. Sentivo mio padre dire a mia madre che almeno sua sorella poteva contribuire in qualche modo, visto l’impegno sia economico che fisico di mia madre di occuparsi di 6 bambini piccoli, mia madre rispondeva che manco le diceva grazie.
“lo faccio per i bambini, punto e basta”
e chiudeva la questione
io e mia cugina ce le davamo sempre , cioè le leggende dicono che io gliele davo e lei frignava, salvo poi essermi sempre appiccicata come una cozza. Avere mia madre che non prendeva mai, e dico mai le mie parti non ha facilitato i nostri rapporti.
e nemmeno il fatto che frequentassimo lo stesso collegio e che le suore (ma anche i miei veramente) mi paragonassero sempre a lei facendomi sembrare una delinquente minorile a suo confronto….nemmeno questo ha facilitato i rapporti.
poi si è iscritta alla mia facoltà e li il delirio dei confronti si è fatto serrato; sembrava si vergognasse pure di salutarmi, in quella facoltà di stronzi io dovevo sembrare proprio un pesce fuor d’acqua.
mi ricordo quando si è messa insieme all’ultimo mio ragazzo prima di arrendermi al fatto che re Mida sarebbe stato l’ultimo….lui è andato con lei per ripicca, e come è finita si può certo immaginare.
vent’anni fa mia madre le ha prestato dei soldi a mia zia, parecchi soldi, che poi mia zia non ha mai restituito, anzi, ha sempre dimostrato un menefreghismo assoluto per tutte quelle situazioni di difficoltà economiche in cui è venuta a trovarsi mia madre: ha sempre fatto finta di niente ogni volta che le chiedeva la restituzione. poi sono morte alcune zie senza figli e questa splendida sorella arrivava sempre agli ultimi minuti di vita a faceva sparire tutto.
ma a mia madre non è mai importato nulla, ha sempre detto che avrebbe voluto dei ricordi di queste zie, un libro di ricette, un quadro dipinto dallo zio, ma oro, gioielli e soldi contanti che se li tenesse pure….
poi poco tempo fa abbiamo scoperto che la zia è ammalata di tumore da molti anni ed è sempre stata zitta con tutti: si sono incontrate dall’oncologo e mia zia dopo un po’ di pressing ha dovuto ammettere di essere ammalata ma ha intimato a mia madre di non parlare con i figli, ma poco dopo è stata ricoverata e mia cugina è diventata una iena inferocita ed impedisce a mia madre di stare vicino a sua sorella. Il perchè non si sa.
dice che sua madre deve stare in pace e mia madre non deve romperle le palle; mia madre ribadisce che vorrebbe solo farle un po’ di compagnia, andare in farmacia, farle piccoli servizi…in fin dei conti è sua sorella e sta morendo, che senso ha tutto questo astio?
“avrei dovuto dargliene di più da piccole”
“mi sa che hai ragione Emily”
ohhhh, con 40 anni di ritardo ma alla fine avevo ragione io a dargliele

3 generazioni…. in un minuscolo spazio vitale!

e così ce l’ho fatta, siamo partite per la nostra mini vacanza con mia madre, le mie sorelle e mia figlia!
abbiamo riempito la mia povera touran all’inverosimile (della serie: ci portiamo via pochissime cose tanto staremo in acqua tutto il tempo…) che alla foto della suddetta macchina mio cognato ha commentato: nemmeno i rom vanno via in quelle condizioni….
evvabbè, mia madre ha portato via cibo per un reggimento, (anche perchè non le abbiamo lasciato pagare nulla…), mia sorella “per il viaggio” aveva praticamente l’equivalente di un negozio di dolci, io avevo un beauty strapieno e poi manco mi sono ricordata lo shampoo, mia figlia super organizzata aveva già inserito la destinazione finale delle terme e quella intermedia delle grotte di san canziano, l’altra sorella dopo pochi minuti di viaggio si è addormentata fino all’arrivo.
insomma, si cresce e si diventa adulte ma certi atteggiamenti non cambiano mai.
abbiamo condiviso un piccolo bungalow, ma alla fine siamo cresciute in roulotte e camper quasi più tempo di quella immensa casa che ora non c’è più, ed è stato invece fonte di tante risate muoverci tutte in quel minuscolo spazio vitale
ci siamo divertite tanto, riposate tantissimo, abbiamo avuto il tempo di parlare senza essere interrotte da figli, altre telefonate, lavoro, pranzi da preparare, mariti irrequieti e lavori domestici. ci siamo prese tutto il tempo da dedicarci, e siamo tornate a casa programmando la prossima vacanza.
non voglio mai pensare: avremmo potuto farlo, peccato che non si possa più.
mia madre era abituata a viaggiare tanto con mio padre e da un giorno all’altro ha smesso; al ritorno ci ha scritto questo messaggio:
grazie ragazze per avermi regalato questi giorni bellissimi e unici, avete reso facile e possibile tutto quello che sembrava complicato, di aver ricreato un’intimità che credevo perduta. grazie a tutti davvero
nessun commento su quanto è lercia la mia auto…..lo so

ogni tanto mi viene una buona idea

E’ un periodo assurdo, di tantissimo lavoro con tante vacanze. Un incubo per mio marito che deve gestire continuamente ritardi di consegne….!
siamo ancora senza camper (mi devo trattenere per non insultare ancora quell’idiota a cui abbiamo affidato il mezzo perchè fosse pronto per Pasqua…) e quindi quest’anno vacanze alternative.
siamo tornati a san Benedetto del Tronto dalla Fior per passare con loro le vacanze di pasqua e, nonostante le perplessità di mio marito di capitare a casa di persone che non ci conoscono durante le ferie, è stata un’idea geniale perchè è stato bellissimo.
giagia la tua famiglia è meravigliosa! (e vivi in un posto splendido!)
per questo primo maggio siamo andati all’avventura in croazia come quando eravamo ragazzi: niente canadese e materassino sgonfio ma resort a 5 stelle; ignorando sauna massaggi e piscina riscaldata io sono piombata in un sonno comatoso alle 9 di sera (vestita sul letto….) e mi sono svegliata 12 ore dopo. A fatica. pazzesco
ma questa per me sarà una settimana cortissima perchè venerdi si riparte!
a Natale mi è venuto questo pensiero: che con tutto quello che è successo l’anno scorso tra mia madre e mia sorella, ho pensato a tutto quello che non abbiamo mai fatto insieme e che quando succede un fatto grave rimpiangi di non aver fatto.
in poche parole ho pensato che una vacanza tra noi 3 sorelle e mia madre non l’abbiamo mai fatta, se si esclude quella che io chiamavo “deportazione” che erano le vacanze con i miei quando avevo 15 anni ( mi ricorda qualcuno…..ehm…la stessa cosa che diceva figlio piccolo azzz)
e così ho organizzato e già pagato (così nessuno osa cambiare idea) per andare 3 giorni alle terme di catez…..e si è aggiunta anche figlia grande!
mitico, sarà veramente una vacanza mitica
i mariti sono un po’ perplessi, mio marito che mi dice piagnucoloso che non gli resta che andare a lavorare, io gli rispondo che dovrebbe farsi qualche domanda se l’unica cosa che gli resta da fare senza di me è andare a lavorare
insomma, questa versione di Thelma e Louise de casa nostra sta per iniziare…..mi fa ridere solo il pensarci……!

non ho ancora capito se è un passo avanti o indietro

io odio cucinare, lo sanno tutti, e odio fare la spesa una volta per tutta la settimana, calcolando pranzi e cene per un numero indefinito di persone, bilanciando carne pesce verdure cereali e carboidrati. odio arrivare a casa trafelata e preparare un pranzo che comincia alle 12 (mio figlio), continua alle 13 (mio marito) e finisce con me alle 14.
odio tornare a casa e trovarmi tutti i resti del pranzo sulla tavola e dover preparare la cena, odio dimenticarmi di accendere la lavastoviglie e trovarmi il secchiaio pieno di piatti.
odio sentirmi dire “fai sempre le stesse cose” perchè magari mangiano pasta al pomodoro due volte la settimana
amo quando per qualche motivo sono tutti fuori dalle palle, e mi preparo un’insalata e ci caccio dentro di tutto e me la mangio seduta comoda davanti alla televisione.
e invece non capita mai perchè siamo una delle poche famiglie “fortunate” che si ritrova a pranzo e a cena tutti i giorni
io di questa fortuna ne farei volentieri a meno…
ma è circa una quindicina di giorni che a pranzo andiamo fuori: hanno aperto un piccolo ristorante a metà strada tra casa e azienda, ha i tavoli fuori, un menù molto ristretto ma che cambia ogni giorno.
mio figlio arriva poco dopo mezzogiorno e ordina; io arrivo intorno alle 12.30 quando lui ha quasi finito e ordino, infine arriva mio marito, praticamente alle 13. gli concedo la mia compagnia fino alle 13.30 e poi ognuno riparte per la sua strada: io torno a casa ad aprire almeno le camere, a stendere una lavatrice, a mettere su qualcosa per la cena e dopo un’ora arrivo in ufficio.
lo so mangiare fuori non è salutare, chissà cosa ti danno, come lo cucinano, come lo condiscono e bla bla bla….ma io sono così felice di passare un’ora seduta all’aperto a farmi servire che la vita mi sembra più facile.
anche se facile non lo è per niente, abbiamo un carico di lavoro allucinante e ogni giorno è sempre più difficile stare al passo…ma almeno non cucino!

i ricordi degli altri

stiamo preparando in gran segreto il papiro di figlia grande, e allora ho chiesto a parenti e amici di buttar giù alcuni ricordi da immortalare.
ho chiesto episodi imbarazzanti e scabrosi, ma non sta arrivando niente del genere.
questa è mia sorella

Emily
Non so se ti serviranno per il papiro, ma questi ho:
• Quando la mettavamo (o andava da sola) sul letto di mio marito e con la sua vocina gli urlava “Chiccchirichi questo è il gallo del mattin…”.
• Le prime volte che gli mettevo le scarpe che mi guardava con uno sguardo dubbioso…ho imparato così che anche se le scarpe sono piccole c’è un destro e un sinistro, continuavo a mettergliele sbagliate, credo che sia una delle prime parole che ha imparato sia stato “storto”…
• Quando tu stavi preparando la tesi, i libri avevano cambiato nome ed erano diventati Tesi e quindi veniva dicendoti “mi leggi una tesi…”, per non parlare poi del giorno della tua laurea quando cantava “Faccela vedè….”
• Arrivo della nuova televisione scatola immensa, la tv nuova non l’ha neppure considerata, ma la scatola che il papà aveva fatto diventare una casetta quella l’ha considerata per mesi, e mi ricordo che papà ogni volta le disegnava qualcosa di nuovo, le aveva ritagliato le finestre e poi le aveva fatto le fioriere…
• La sua macchinina rossa, con cui correvamo per tutto il corridoio oppure attorno al tavolo in sala da pranzo, che sotto il sedile conteneva di tutto, anche la collana di perle della nonna, se l’avessimo lasciata li magari la nonna l’avrebbe ancora perchè i ladri li di certo non andavano a guardare
• La sua prima macchina fotografica, ho deciso io quel regalo e ne vado molto fiera, è stata contentissima e andava in giro facendo le foto e la gente pensava che fosse una macchina giocattolo..
• Siamo al mare lei sta giocando tutta sola nella riva, un signore passa e le chiede come mai era li da sola a giocare, e lei senza scomporsi gli dice che non è sola che c’è suo zio a controllarla, mio marito (allora moroso) diventa gonfio come un pavone, era uno zio…
• Visto che la voglia di studiare a volte scarseggiava, allora prendevo la bici la legavo nel sellino dietro e andavamo a farci dei giri, la cosa che le piaceva di più era prendere i dossi, perché faceva i salti e visto che si divertiva un mondo ero diventata un’esperta di tutte le strade che contenevano i dossi, un giorno ne abbiamo fatti così tanti che si è rotto il mio sellino, ovvero è rimasto solo il tubo, e la cosa ci ha fatto così ridere che abbiamo dovuto fermarci per ridere senza impalarmi, quando sono tornata a casa e ho fatto vedere la bici a papà, ha così commentato “Ne avete dovuti fare di salti…”
• La giacca della Levis comprata dalla mamma, che pochi anni fa ha usato mia figlia…
• Un giorno decido che è abbastanza grande per andare al cinema, e così decido di portarla, le spiego cos’è il cinema che andremo a vedere un film su di Wald Disney “il principe d’Egitto”, per comodità prendiamo l’autobus e apriti cielo, prima è molto preoccupata dal mezzo e poi rimane affascinata dal chiudersi e aprirsi delle porte, dalla gente che sale e scende e che l’autobus ci porta dove dovevamo andare, devo dire che la vedo quasi dispiaciuta dal fatto che dobbiamo scendere anche noi, vediamo il film, e per tornare anche se non era in programma riprendo l’autobus, morale quando torniamo a casa parla del’autobus ma del cinema quasi nulla. Ho imparato una lezione che con i bambini non è detto che rimangano affascinati dalle nostre stesse cose 

I ricordi con tua figlia di quel periodo sono moltissimi, molti legati a papà (come dimenticare il primo cambio di pannolino di papà), a volte mi spiace che con gli altri nipoti io non abbia così tanti ricordi…
E’ uno dei motivi per cui ci tenevo tantissimo che lei facesse da madrina ad mia figlia, perché mi sembrava che in questo modo si chiudesse un cerchio iniziato molti anni prima

Spero vi sia d’aiuto

Managgia mi sono dimenticata di un altro ricordo e di cui ho anche la foto.
Giorno del mio matrimonio i tuoi figli dovevano accompagnarmi, davanti all’altare tuo figlio se la batte, tua figlia mi guarda e io le dico “non ti preoccupare entriamo noi due”, e lei tranquilla ha proseguito per la navata. Avevo sempre pensato che non avere accanto papà mi avrebbe rattristato quel giorno, era uno dei motivi per cui avevo scelto una chiesa diversa da quella dove avevamo fatto il funerale, ma avere tua figlia che entrava in chiesa davanti a me è stata uno dei più bei regali che poteva farmi.

ussignur un papiro deve far ridere e io mi commuovo

le cose di te che ancora mi sorprendono

domenica stupenda passata in riva al mare. non smetterò mai di amare il mio camper che ci permette di partire alle 10 di sera, guidare per due ore fino all’oasi di vallevecchia e dormire sotto un cielo stellato con i rumore del mare
la mattina dopo una lunghissima passeggiata in riva al mare, fa caldissimo tanto che troviamo una persona nuda (nuda. giuro!) che raccoglie vongole. ad un certo punto non so come inizia, ma mi metto a chiacchierare con un pescatore: in pochi minuti mi racconta tutta la sua vita, e dopo 5 minuti ci salutiamo che sembriamo amici fraterni.
“questa è una cosa che ancora di te mi sorprende, eh sì che ormai ti conosco da 36 anni…”
“ussignur spara, di cosa si tratta?”
“della tua capacità assurda di cominciare a parlare con uno sconosciuto e dopo pochi minuti lui ti racconta tutta la sua vita. ti ricordi quando è venuto il fotografo e il suo assistente per fare le foto alle realizzazioni per il sito? alla mattina li ho accompagnati io al pomeriggio tu. beh tu alla sera sapevi tutto di loro, delle loro vite, dei loro familiari, quando sono andati via a me hanno stretto la mano e a te ti hanno abbracciato. io non sapevo manco come facevano di nome….ecco, questa cosa ce l’hai da sempre e non smette di sorprendermi”
ecco, un po’ in ritardo su san valentino, ma l’augurio che faccio a tutte le coppie è che ci sai ancora spazio per sorprendersi per qualcosa dell’altro….