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non ho ancora capito se è un passo avanti o indietro

io odio cucinare, lo sanno tutti, e odio fare la spesa una volta per tutta la settimana, calcolando pranzi e cene per un numero indefinito di persone, bilanciando carne pesce verdure cereali e carboidrati. odio arrivare a casa trafelata e preparare un pranzo che comincia alle 12 (mio figlio), continua alle 13 (mio marito) e finisce con me alle 14.
odio tornare a casa e trovarmi tutti i resti del pranzo sulla tavola e dover preparare la cena, odio dimenticarmi di accendere la lavastoviglie e trovarmi il secchiaio pieno di piatti.
odio sentirmi dire “fai sempre le stesse cose” perchè magari mangiano pasta al pomodoro due volte la settimana
amo quando per qualche motivo sono tutti fuori dalle palle, e mi preparo un’insalata e ci caccio dentro di tutto e me la mangio seduta comoda davanti alla televisione.
e invece non capita mai perchè siamo una delle poche famiglie “fortunate” che si ritrova a pranzo e a cena tutti i giorni
io di questa fortuna ne farei volentieri a meno…
ma è circa una quindicina di giorni che a pranzo andiamo fuori: hanno aperto un piccolo ristorante a metà strada tra casa e azienda, ha i tavoli fuori, un menù molto ristretto ma che cambia ogni giorno.
mio figlio arriva poco dopo mezzogiorno e ordina; io arrivo intorno alle 12.30 quando lui ha quasi finito e ordino, infine arriva mio marito, praticamente alle 13. gli concedo la mia compagnia fino alle 13.30 e poi ognuno riparte per la sua strada: io torno a casa ad aprire almeno le camere, a stendere una lavatrice, a mettere su qualcosa per la cena e dopo un’ora arrivo in ufficio.
lo so mangiare fuori non è salutare, chissà cosa ti danno, come lo cucinano, come lo condiscono e bla bla bla….ma io sono così felice di passare un’ora seduta all’aperto a farmi servire che la vita mi sembra più facile.
anche se facile non lo è per niente, abbiamo un carico di lavoro allucinante e ogni giorno è sempre più difficile stare al passo…ma almeno non cucino!

i ricordi degli altri

stiamo preparando in gran segreto il papiro di figlia grande, e allora ho chiesto a parenti e amici di buttar giù alcuni ricordi da immortalare.
ho chiesto episodi imbarazzanti e scabrosi, ma non sta arrivando niente del genere.
questa è mia sorella

Emily
Non so se ti serviranno per il papiro, ma questi ho:
• Quando la mettavamo (o andava da sola) sul letto di mio marito e con la sua vocina gli urlava “Chiccchirichi questo è il gallo del mattin…”.
• Le prime volte che gli mettevo le scarpe che mi guardava con uno sguardo dubbioso…ho imparato così che anche se le scarpe sono piccole c’è un destro e un sinistro, continuavo a mettergliele sbagliate, credo che sia una delle prime parole che ha imparato sia stato “storto”…
• Quando tu stavi preparando la tesi, i libri avevano cambiato nome ed erano diventati Tesi e quindi veniva dicendoti “mi leggi una tesi…”, per non parlare poi del giorno della tua laurea quando cantava “Faccela vedè….”
• Arrivo della nuova televisione scatola immensa, la tv nuova non l’ha neppure considerata, ma la scatola che il papà aveva fatto diventare una casetta quella l’ha considerata per mesi, e mi ricordo che papà ogni volta le disegnava qualcosa di nuovo, le aveva ritagliato le finestre e poi le aveva fatto le fioriere…
• La sua macchinina rossa, con cui correvamo per tutto il corridoio oppure attorno al tavolo in sala da pranzo, che sotto il sedile conteneva di tutto, anche la collana di perle della nonna, se l’avessimo lasciata li magari la nonna l’avrebbe ancora perchè i ladri li di certo non andavano a guardare
• La sua prima macchina fotografica, ho deciso io quel regalo e ne vado molto fiera, è stata contentissima e andava in giro facendo le foto e la gente pensava che fosse una macchina giocattolo..
• Siamo al mare lei sta giocando tutta sola nella riva, un signore passa e le chiede come mai era li da sola a giocare, e lei senza scomporsi gli dice che non è sola che c’è suo zio a controllarla, mio marito (allora moroso) diventa gonfio come un pavone, era uno zio…
• Visto che la voglia di studiare a volte scarseggiava, allora prendevo la bici la legavo nel sellino dietro e andavamo a farci dei giri, la cosa che le piaceva di più era prendere i dossi, perché faceva i salti e visto che si divertiva un mondo ero diventata un’esperta di tutte le strade che contenevano i dossi, un giorno ne abbiamo fatti così tanti che si è rotto il mio sellino, ovvero è rimasto solo il tubo, e la cosa ci ha fatto così ridere che abbiamo dovuto fermarci per ridere senza impalarmi, quando sono tornata a casa e ho fatto vedere la bici a papà, ha così commentato “Ne avete dovuti fare di salti…”
• La giacca della Levis comprata dalla mamma, che pochi anni fa ha usato mia figlia…
• Un giorno decido che è abbastanza grande per andare al cinema, e così decido di portarla, le spiego cos’è il cinema che andremo a vedere un film su di Wald Disney “il principe d’Egitto”, per comodità prendiamo l’autobus e apriti cielo, prima è molto preoccupata dal mezzo e poi rimane affascinata dal chiudersi e aprirsi delle porte, dalla gente che sale e scende e che l’autobus ci porta dove dovevamo andare, devo dire che la vedo quasi dispiaciuta dal fatto che dobbiamo scendere anche noi, vediamo il film, e per tornare anche se non era in programma riprendo l’autobus, morale quando torniamo a casa parla del’autobus ma del cinema quasi nulla. Ho imparato una lezione che con i bambini non è detto che rimangano affascinati dalle nostre stesse cose 

I ricordi con tua figlia di quel periodo sono moltissimi, molti legati a papà (come dimenticare il primo cambio di pannolino di papà), a volte mi spiace che con gli altri nipoti io non abbia così tanti ricordi…
E’ uno dei motivi per cui ci tenevo tantissimo che lei facesse da madrina ad mia figlia, perché mi sembrava che in questo modo si chiudesse un cerchio iniziato molti anni prima

Spero vi sia d’aiuto

Managgia mi sono dimenticata di un altro ricordo e di cui ho anche la foto.
Giorno del mio matrimonio i tuoi figli dovevano accompagnarmi, davanti all’altare tuo figlio se la batte, tua figlia mi guarda e io le dico “non ti preoccupare entriamo noi due”, e lei tranquilla ha proseguito per la navata. Avevo sempre pensato che non avere accanto papà mi avrebbe rattristato quel giorno, era uno dei motivi per cui avevo scelto una chiesa diversa da quella dove avevamo fatto il funerale, ma avere tua figlia che entrava in chiesa davanti a me è stata uno dei più bei regali che poteva farmi.

ussignur un papiro deve far ridere e io mi commuovo

le cose di te che ancora mi sorprendono

domenica stupenda passata in riva al mare. non smetterò mai di amare il mio camper che ci permette di partire alle 10 di sera, guidare per due ore fino all’oasi di vallevecchia e dormire sotto un cielo stellato con i rumore del mare
la mattina dopo una lunghissima passeggiata in riva al mare, fa caldissimo tanto che troviamo una persona nuda (nuda. giuro!) che raccoglie vongole. ad un certo punto non so come inizia, ma mi metto a chiacchierare con un pescatore: in pochi minuti mi racconta tutta la sua vita, e dopo 5 minuti ci salutiamo che sembriamo amici fraterni.
“questa è una cosa che ancora di te mi sorprende, eh sì che ormai ti conosco da 36 anni…”
“ussignur spara, di cosa si tratta?”
“della tua capacità assurda di cominciare a parlare con uno sconosciuto e dopo pochi minuti lui ti racconta tutta la sua vita. ti ricordi quando è venuto il fotografo e il suo assistente per fare le foto alle realizzazioni per il sito? alla mattina li ho accompagnati io al pomeriggio tu. beh tu alla sera sapevi tutto di loro, delle loro vite, dei loro familiari, quando sono andati via a me hanno stretto la mano e a te ti hanno abbracciato. io non sapevo manco come facevano di nome….ecco, questa cosa ce l’hai da sempre e non smette di sorprendermi”
ecco, un po’ in ritardo su san valentino, ma l’augurio che faccio a tutte le coppie è che ci sai ancora spazio per sorprendersi per qualcosa dell’altro….

ognuno avrà la propria vita e proprio questo fa paura

quando ti nasce un figlio sperimenti una cosa veramente unica al mondo: hai un controllo totale sulla sua vita. sai cosa mangia, cosa si mette addosso, chi frequenta, quante ore dorme, quando si lava,persino quante volte va in bagno.
poi man mano che crescono i figli si ricavano i loro spazi lontano da te, a scuola, dai nonni o dagli amici, ma tu riesci sempre a sapere le cose.
poi ad un certo punto qualcuno taglia gli ormeggi, e la barchetta si avvia nell’oceano, e tu puoi solo chiudere gli occhi e sperare che vada tutto bene
questi sono i pensieri (un po’ morbosi lo ammetto) che ultimamente faccio riflettendo sui miei figli.
figlia grande ormai sta a Trento tantissimo, scende forse una volta al mese ( e solo perchè a Trento non trova qualcosa che le serve – benedette lenti a contatto eheheh); quando arriva a casa sembra sempre più un ospite, nota tutto quello che c’è di nuovo anche se per noi ormai non è più una novità e rimane perplessa di fronte a nuove abitudini che non conosce. Mi parla di perone che io conosco a malapena oppure per niente, e spesso rimango sorpresa di non sapere che ha fatto qualcosa (andiamo a vedere questo film al cinema? no ci sono già andata è una palla….)
figlio piccolo poi…lui semplicemente non parla. ci vediamo tutto il giorno visto che da giugno lavora con noi, ma praticamente non ci parliamo. è più facile avere risposte da un messaggio in ws piuttosto che parlarci direttamente. Non so con chi esce, non so cosa mangia, non so nulla di lui, adesso non so nemmeno chi si porta in camera alle 3 di mattina visto che ha cambiato morosa. Sta cercando casa da solo e per quanto io sia d’accordo sul farlo andare vivere da solo so benissimo che questo non farà altro che aumentare le distanze.
so benissimo che questa è la vita e che il contrario sarebbe orrendo, figli attaccati alla gonna della mamma finchè morte non ci separi, ma questo non mi impedisce di provare una malinconia immensa per la vita che cambia, e anche se ci sono voluti vent’anni mi sembra che succeda tutto così in fretta

se lo ammazzavo me ne davano meno

era l’autunno del 1979 e io ero una ragazzina di 13 anni: sono seduta sulle pedane che serviranno per costruire il preingresso della roulotte e sto facendo diventare matto papà.Gli faccio i dispetti, gli nascondo gli attrezzi, canto a squarciagola….in quel momento passa un tizio che detiene la carica di Moroso ed è con lui un ragazzo di 14 anni magro magrissimo, allampanato, con un paio di occhi neri profondissimi. Io lo guardo appena mentre lui, la storia racconta, mi ha guardato bene e a lungo visto che non mi ha più tolta dalla testa e 10 anni dopo mi ha sposato.
in questo lunghissimo corso di tempo sono cambiate tantissime cose tanto che stento a riconoscere quella ragazzina viziata e quel ragazzo bellissimo ed equilibrato, ma c’è una cosa che è rimasta uguale, il mio bisogno di programmare e la sua incapacità di farlo
“Re Mida andiamo a parigi per l’anniversario? c’è una fiera che vorrei tanto vedere (si lo so non suona romantico ma vabbè)
“si bellissima idea, prenota….in aereo, no, orari assurdi, andiamo in auto….in macchina a te non va bene allora in treno…no assurdo il treno no, riproviamo con gli aerei, andiamo,…non andiamo….forse faremo ponte, no, non possiamo, beh noi lo facciamo lo stesso, no, non possiamo…..”
aaaaahhhhhhhh che pazienza
arriva il giorno prima del ponte e finalmente decide; ok andiamo in camper al mare ma sono stanchissimo quindi poca strada, andiamo qui vicino”
ok a tempo di record preparo il camper, stiamo per partire, camper già in moto e mi dice: e se andassimo alle terme di catez? (slovenia vicino a zagabria…)”
ok, respiro profondo, sono indecisa se urlare che non è possibile , con lui non si riesce ad organizzare niente per tempo, sempre all’ultimo minuto, che non so dove siano costumi, asciugamani….poi mi viene in mente che, dato che sono una nota cialtrona, non ho ancora disfatto la sacca preparata per andare alle terme con mia sorella (che poi non ci siamo più andate), sorrido, respiro forte e dico ok
“dai.ormai dovresti essere abituata a questi cambi di programma, domani facciamo 27 anni di matrimonio e siamo insieme da 37…
“si, e se ti ammazzavo me ne davano meno di galera”
mi piace tanto citare le battutacce di mio padre…!

i “gggiovani” d’oggi

io odio i luoghi comuni, mia suocera è una che parla solo con i luoghi comuni, dopo 5 minuti che le parli ti viene voglia di metterti a gridare che non ha ancora detto che non ci sono più le mezze stagioni.
oggi è passata in azienda non so bene a che fare, ma figlio e nipote si sono volatilizzati a tempo di record, io ero giù in reception e me la sono beccata.
nel suo solito sproloquio ad un certo punto tira fuori che i ragazzi d’oggi non hanno voglia di far niente….e mi parte l’embolo.
le dico con una calma che non ho, che i gggiovani non sono mica come i suoi nipoti, gli altri intendo, perchè guardi i miei figli, sono in gamba
“ehhh ma loro sono un’eccezione”
in quel momento passa l’ingegnere dell’ufficio tecnico, assunto appena laureato; al colloquio si propone per fare uno stage, ma quando mio marito viene a sapere che non può pagarlo più di 800 euro al mese lo mette subito a contratto normale, con uno stipendio adeguato e dopo un anno aumento.
è un ragazzo incredibile: intelligente, sveglio, geniale: ogni tanto se ne esce con “ho fatto un programmino per….” e di colpo qualcosa che era un casino diventa semplice
io lo riempio di corsi, mio marito di stima, so che prima o poi se ne andrà ma pazienza, averlo avuto è stato bellissimo
anche questo ggiovane non ha voglia di far nulla?
poi penso ai ragazzi che ho assunto in questi due anni; uno faceva l’assicuratore, uno aveva una sua azienda, uno l’imbianchino, l’altro il giardiniere, uno spennava polli. Hanno fatto esperienza con contratti assurdi, a chiamata, a voucer, a stage e in nero e spesso, non sono stati pagati.
nel giro di poco tempo si sono impegnati e hanno preso mano con le macchine,le lavorazioni, i programmi.
sanno che qui avranno sempre un contratto serio, una paga sicura, corsi e attrezzatura di sicurezza.
se sbagliano pazienza, nessuno gli metterà in conto il malanno ma probabilmente se sbaglieranno 10 volte di seguito si beccheranno una sfuriata da mio marito da risvegliare i morti, ma due minuti gli è passata.
uno degli ultimi assunti l’altro giorno ha avuto un’idea: ne ha parlato con mo marito e sono 4 giorni che non parla d’altro. potrebbe essere unos viluppo interessante, vedremo dove porterà
i ragazzi vedono le cose con occhi nuovi le cose che noi abbiamo sutto occhio da tutta una vita
Lucia in un commento al post precedenti mi ha fatto capire che ho parlato solo delle cose che non vanno, e non dei meravigliosi ragazzi che in questi due anni hanno sostituito la nostra forza lavoro che nonostante non fosse fatta di persone che si impegnavano a dare il meglio, noi non abbiamo mai pensato di licenziare
io penso che se c’è qualcosa di buono che è arrivato dalla crisi è che ha costretto tutti a lavorare in maniera diversa, noi imprenditori per primi
quando assumo di solito faccio questo discorsetto: il lavoro qui a volte è ripetitivo, a volte faticoso fisicamente, qui fa freddo d’inverno e caldo d’estate, c’e rumore, c’è polvere e mio marito ogni tanto sbrocca, ma tu fai del tuo meglio e qui hai trovato un posto sicuro”
adesso devo chiudere perchè devo scegliere il menù della cena aziendale, i ragazzi hanno scelto messicano e devo stare attenta a quello che ordino…..e comunque tanto,tanto mojito!!!!!

piccolo osservatorio sull’occupazione

in 30 anni in azienda non c’è stato praticamente nessun turnover; stesse persone nei secoli e secoli.
poi arriva il consulente, apporta qualche modifica all’organizzazione e buuuum…persone con 33 anni di anzianità che danno le dimissioni una dietro l’altra. anzi,mi correggo, che vogliono essere licenziate per poter prendersi la mobilità.
ma questa è un’altra storia
quello che siamo stati costretti a fare è stato di assumere nuovamente il 90 % dei nostri dipendenti; nessun problema, non c’è la disoccupazione?
il primo licenziamento del 2016 è il responsabile del controllo di produzione, che appena passato a contratto indeterminato ha visto bene di falsificare le firme di mio marito facendo risultare che ha fatto da noi la stage per l’università…..
il secondo un signore rumeno di quasi 60 anni, che nei 10 anni che ha lavorato da noi è sempre stato un problema perchè non sa fare nulla. Di punto in bianco va dai sindacati perchè vuole essere licenziato. Dice che con la mobilità e con il tfr intanto va avanti due anni, poi si vedrà……
terzo abbandono, contratto a tempo determinato, ultime due settimane passate a casa in malattia (mal di schiena). dice che potrebbe tornare a lavorare se il lavoro non fosse tanto stressante…
quarto abbandono, contratto a tempo indeterminato, lascia il lavoro perchè va a tentare fortuna all’estero. speriamo bene…
quinto e ultimo (si spera) abbandono, ragazzo assunto perchè figlio di amici, un autentico lavativo. in 3 mesi che lavora ha fatto più assenze lui per malattie e incidenti che tutta l’azienda messa insieme (poi si fa i selfie al cinema dimenticando che ha il resto dell’azienda come amico su facebook, compreso mio figlio….)
ha già avuto mal di pancia, mal di testa, bronchite, mal di schiena, dissenteria (DUE VOLTE!!!!), persino un fantomatico incidente al lavoro che nessuna ha visto e che ha raccontato a sua madre una volta a casa. L’altro giorno mi ha chiesto come si fa a licenziarsi, praticamente è come se una moglie chiedesse al marito come si fa a divorziare.
io sono allibita ma comunque mi informo. Tra poco gli scade il contratto ma se vuole andarsene non lo trattengo: adesso c’è una nuova procedura per licenziarsi che non basta mandare la solita lettera, bisogna farla presso un sindacato e costa. lui non vuole spenderli e allora mi informo: dove ci fanno le paghe lo fanno costare solo 20 €
“non voglio buttar via 20 €” mi dice.Ieri sera chiede a mio figlio come si fa a chiedere le ferie.
e adesso mi è appena arrivato un sms che non sta bene e se ne sta a casa, e così forse salta il ponte per qualcuno, perchè lunedi c’è una consegna e ci manca una persona
il responsabile dell’ufficio paghe mi dice: “guarda che noi vediamo cose con i lavoratori che non hai idea….”
un’idea me la sono fatta