sapere è come prendere un treno

alcuni anni fa, quando si è laureata figlia grande, mio marito ha coniato una delle sue celebri frasi

riferendosi al fatto che, quando studi qualcosa poi sei avvantaggiato, lui mi disse che si figurava la cultura, il sapere, la formazione, come prendere un autobus a un treno: la strada da percorrere è quella, ma se prendi un mezzo ci arrivi lo stesso ma prima e con meno fatica

io non sono così filosofa, ma ho sempre amato informarmi, capire attraverso le parole e i pensieri di altri: poi spesso mi sento dire che non ci sono tutte le risposte sui libri, ma secondo me …ce ne sono una buona parte

questo pensiero è valido per me, mio marito e mia figlia, ma come al solito figlio piccolo è un bastian contrario

secondo me ha relegato tutto questo nella casella “roba che non fa per me dove eccelle mia sorella” e quindi schifa, rifiuta e ostacola ogni mio tentativo di dargli delle competenze

da alcuni mesi si occupa di commerciale, e come avevo visto lungo io, è molto nelle sue corde

ma non ha nessuna formazione nella vendita e nel commerciale, figuriamoci di marketing; e se finora la sua “istruzione” passava per suo padre (macchine, materiali, prodotti ecc) adesso la sua formazione passa da me, visto che si rifiuta categoricamente di frequentare qualsiasi corso o seminario

e mi sembra di essere ritornata indietro agli anni terribili della scuola, e sinceramente ne avrei fatto a meno

20 risposte a “sapere è come prendere un treno

  1. Vediamola da un altro punto di vista . . . ti fornirà parecchi spunti per nuovi post! 🙂

    Poi, ora che è maturato dopo gli anni di lavoro, vedrai che apprendere sarà più facile! 😉

    Resto in attesa dello sviluppo della situazione e tifo per tutti e due, mamma e Figlio! Ciao, Fior

    • no Fior credimi, non ho proprio voglia di ripercorrere quella strada. forse la scuola scatena la sua insicurezza, non lo so, ma non ho certo nostalgia di quelle litigate ( e nel frattempo figlia grande si è iscritta a un secondo master…..ma un po’ di equilibrio tra i miei figli!!!!?)

      • Noto che spesso non esiste questo “equilibrio” che ti aspetti . . . una signora, anni fa in spiaggia, mi raccontava dei figli: uno, scienzato con varie pubblicazioni, riconoscimenti mondiali ecc. e vive all’estero. l’altro, è diventato ragioniere a fatica, poi ha trovato un lavoro tranquillo da un commercialista, ma . . . un bel giorno molla tutto e si mette a fare il camionista!
        Ciao, Fior

      • hai ragione, mia nonna diceva che saremo in equilibrio quando saremo morti….cmq a me nn interessa la formazione x avere il titolo, solo che penso che serva davvero!

    • Fior, Lalla Romano, Le parole tra noi leggere, Torino, Einaudi, 1969, racconta una storia molto simile a quella del fratello camionista ma con una conclusione diversa.

  2. dai emily che fino ai 25 anni hanno ancora il cervello un pò aperto, c’è ancora speranza anche per lui!

    • non credo proprio, sull’argomento scuola c’è la chiusura completa, devo costringerlo in qualche modo, ci penso un po’ e poi trovo la soluzione

      • non dicevo per la scuola me per il darti retta. magari a una certa un corsetto se lo farà volentieri!

      • no, credo che nn mi darà mai retta. lo fa per principio, anche se poi i fatti lo smentiscono e mi danno ragione. ieri gli ho detto che è il peggior nemico di se’ stesso e che la deve smettere di vedermi come un dito messo in una parte anatomica delicata….

  3. Quanto possono essere diversi due figli nati dagli stessi genitori…. io ho due figli, un maschio e una femmina , che non potrebbero essere più diversi…. quindi ti capisco e incrocio le dita affinchè tutto vada bene 🙂

  4. Nel tempo ho letto qualcuno dei vecchi post sulla scuola del tuo secondogenito. Sono questioni delicate. Non saprei dire quale avvenimento abbia scatenato la sua ripulsa dello studio e della scuola, ma mi pare evidente che non si tratta né di pigrizia né di incapacità, visto che appena è stato autorizzato a liberarsene è rifiorito, ha lavorato, guadagnato, amato, preso delle responsabilità, donato. Ripiombare in quelle dinamiche, anche se può servirgli a crescere professionalmente, deve fargli paura e male. D’altra parte tu non ti sei mai rassegnata al suo modo di funzionare e gliele riproponi nello stesso modo: più compiti, più studio, più esercizio, più applicazione, non importa quali risultati abbia ottenuto nel frattempo.
    Magari quel che lui schiva da anni non è il confronto con la sorella, ma te, per differenziarsi dalla mamma e riavvicinarsi al padre, crescendo?
    Comunque visto che ti piace leggere e magari fare un giro sulle montagne russe, perché non provare con I ragazzi felici di Summerhill di Alexander Neill? Qui lo trovi piratato (fa un po’ samizdat ma è un libro a suo tempo nobilissimamente edito da una casa che non esiste più, la Red e in Inghilterra anche da Penguin ecc.): https://sprofessori.noblogs.org/files/2011/09/Summerhill.pdf
    Purtroppo manca la postfazione che inquadrava meglio l’autore e il periodo.

    • ma grazie! ci ho pensato spesso, e a questa cosa ci sono varie letture, sicuramente una è di opporsi a me, un’altra è di non mettersi nemmeno in gara su una competizione che ha già vinto e stravinto sua sorella..

  5. Scusa, ma se fosse un dipendente “normale” e non tuo figlio cosa faresti?

    • bellissima domanda, ma in passato mi sono trovata con dipendenti che nn volevano fare i corsi e ci ho rinunciato. nn puoi costringerli a frequentare un corso. pensa che una volta mi serviva che il mio saldatore avesse il patentino per la certificazione e lui si è rifiutato…

  6. Ciao – visto da una che insegna quindi sono ‘di parte’. Quando siete in una situazione 1:1, cioè con una persona (o voi due, o magari un dipendente con esperienza, o un collega imprenditore) che tuo figlio riconosce come con esperienza utile che vorrebbe ottenere, tuo figlio è recettivo? Ascolta, fa domande, interviene nella conversazione? Perché la scuola o un corso, in teoria, è la ottimizzazione del vecchio sistema maestro/allievo in cui artigiano, pittore, chimico capace ha di fianco qualcuno di più giovane che vuole capire, però con tanti allievi allo stesso tempo.
    Ipotizzando che 1) il mestiere gli interessi e 2) riconosca di non sapere tutto e 3) voglia migliorare la propria abilità di fare tale lavoro (evito la parola imparare apposta) e 4) riconosca che ci sono persone che hanno tale abilità che lui vuole sviluppare
    Ipotizzando tutto ciò, è il sistema ‘classe’ il problema? Cioè funziona meglio in una situazione 1:1? O è la fiducia nell’istruttore il problema? Cioè deve essere convinto lui che la persona X sappia quello che fa, e un ‘corso’ non gliela da, mentre magari un affiancamento informale si? O è il metodo di insegnamento? Cioè predilige pratico del tipo guarda poi fallo tu invece di teorico?

    Se vuole migliorare capacità X – come pensa di fare? Non lo chiedo in modo sarcastico, ma magari ha una strategia in mente, onde non ce l’ha che si ponga il problema. La risposta potrebbe non essere un corso tradizionale.

  7. intendevo ‘o se non ce l’ha’!

  8. Emily tu lo sai che per figlio Piccolo ho un debole infinito. Comunque proprio stasera abbiamo parlato di voi a un compleanno in famiglia, il primo dopo 2 anni, e raccontavo a mia suocera quella cena famosa anni fa che tu facesti labattuta che gli uomini a 50 anni meglio se si fanno la moto che se scappano con la segretaria, e le è piaciuta molto

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