questa giornata non finisce più

la giornata di venerdi inizia alle 5.30; alle 6 nel fuoco ci sono 3 pentole e io sto stirando: tra 13 ore questa giornata sarà finita, penso e con questo pensiero corro tutto il giorno. Esco dall’ufficio che sono quasi le 20.00 e passando davanti alla biblioteca mi ricordo che devo andare a dare un aiuto alla mostra del libro: sono indecente, ho la stessa maglia da 15 ore, ma mi convinco che stasera si sistema i libri, domani si comincia.

e invece c’è l’inaugurazione, sindaco prete e assessori. io sembro una profuga e mi nascondo dietro ai libri. sono infreddolita, stanchissima, mi bruciano gli occhi e mentalmente spero che capiti qualcosa che mi costringa ad andar via.

mai chiedere, potresti essere accontentata

verso le 23 guardo il cellulare e trovo messaggi di mio marito che, con disperazione crescente, mi dice che sta male e vuole essere portato al pronto soccorso

mio marito odia l’ospedale, piuttosto muore dal male, se è arrivato a questo punto è grave

mi precipito a casa, lo trascino al pronto soccorso.

alle 2 di notte finiscono gli accertamenti, alle 3 lo ricoverano. alle 4 torno a casa, metto la sveglia alle 6 e comincio a correre

devo ancora smettere

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11 risposte a “questa giornata non finisce più

  1. è ancora in ospedale, aspettiamo l’esito di alcuni esami

  2. no, nn sta meglio e in più è incazzato come una biscia. lunedi avrà ricevuto cento telefonate, i suoi compagni di stanza erano allucinati…

  3. Accidenti Emily…. anche questa ci mancava… speriamo che non sia nulla di grave.

    I migliori auguri per te e tuo marito.

  4. Un abbraccio . . . reduce da 6 ore in PS seguite dal ricovero di NonnoPapà . . . un medico mi ha confermato che esiste una “sindrome da stress post traumatico da ProntoSoccorso con parenti”!
    Un abbraccio e un pensiero, a te e a lui (e ai due ragazzi), baci, Fior

  5. ciao cara…un abbraccione.

  6. Oddio Emily! Ti abbraccio stretta.

  7. Moltissimi auguri….tienici aggiornate!

  8. oh cappero!!!
    mi dispiace che stia male, ma direi che un punto di inizio sarebbe levargli il telefono. Si stressa troppo.

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