il club dell’utero (parte terza e ultima)

c’era da immaginarselo, il giorno dopo trasferiscono la più casinara, 6 stanze più in là. questo non le impedisce di venire in stanza nostra, spaparanzarsi sul letto con un vassoio di pasticcini (portati in reparto dal su bellissimo marito) e fare un dettagliato rapporto su tutto quello che accade in ospedale

” oggi hanno ricoverato una che deve essere operata anche lei all’utero, ma ha l’alzheimer e quindi si rifiuta i farsi operare….adesso le danno un blando sedativo, la figlia le dice che vanno a farsi un giro e poi zac…..la operano….quando si sveglia saranno cazzi…..invece avete sentito la telenovelas di quella una stanza più in là? lei ormai è avanti con la gravidanza, a quanto pare lui è sposato o comunque sta con un’altra e non glielo ha ancora detto e lei a ripetergli “cresci, cresci santiddio e cambia!!!!” ma non lo ha ancora capito che agli uomini puoi cambiargli solo i pannolini?volevo andare li a dirglielo, ragazza mia liberati di questo bambinone che adesso dovrai occuparti di quello che hai in pancia…….e avete visto la coppietta che è appena entrata? si comportano come quindicenni ma hanno quasi quarant’anni!!! baci bacetti e struciatine in attesa dell’operazione! ma prendetevi una stanza in albergo diommio!!! due ore in bagno sono rimasti…..che cavolo avranno fatto…..ma ha capito che dopo non può usarla per un bel pezzetto?? e basta baciarvi non siam mica nel set di bbbbiutiful!” 

dopo poche ore il microcosmo dell’ospedale crea amicizie e rapporti che legano tantissimo, la prima ad uscire viene accompagnata da tutte noi  come se fosse un capo di stato che lascia il paese, si volta e dice: “beh ragazze, grazie di tutto. è stato proprio divertente!”

oddio divertente mica troppo, ma dai si, adesso che sono qui a casa e faccio fatica a chiudere gli occhi davanti alla marea di cose da fare rimpiango l’ospedale che almeno venivo servita e riverita.

al momento di uscire la pazza scatenata dice, dammi il telefono che ti salvo il mio numero e quello delle altre, così quando possiamo uscire ce ne andiamo tutte in sciusceria (si, anche loro adesso lo chiamano così). Vedo che si salva il mio numero con Emily utero, e altrettanto fa con le altre.

“ma dai ahahahahha ma come hai salvato i nostri nomi????

così non facci confusione con altri nomi, e poi, noi non siamo il club dell’utero?

ussignuruzzo, ma si può non ridere?

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11 risposte a “il club dell’utero (parte terza e ultima)

  1. Veramente forte il racconto Emily !

    Praticamente si puo’ dire che con l’operazione e il ricovero in ospedale …. ti sei presa finalmente una “vera vacanza” nel vero senso della parola… di quelle che probabilmente non facevi da decenni.

    Lo sai che un po’ questa cosa ricorda la trama di un film che ho pescato su wikipedia leggendo la filmografia di De Sica .. dal titolo “Una breve vacanza” (1973) … praticamente è una storia quasi esattamente come la tua. La protagonista è una donna, una operaia che lavora in fabbrica nel caso del film che si ammala e viene inviata dal medico a fare un soggiorno in un sanatorio in valtellina per curare la tubercolosi o qualcosa del genere e praticamente quel periodo li’ è l’ unico in cui riesce finalmente a rilassarsi, riposarsi un pó, leggere, e blah, blah..

    Mi è venuta anche la curiositá di vederlo quel film li… dopo averne letto la trama … ma non si trova da nessuna parte per scaricarlo da internet. Secondo me è un bel film, a parte la regia di de sica… poi anche la storia è interessante.

  2. ma sai che hai ragione? in effetti a parte l mio odio x punture e aghi, il fatto di nn vedere tutto quello che c’era da fare a casa e in ufficio e in effetti, mi sono presa tanti spazi x chiacchierare e ridere.
    mi hai fatto venir voglia di vederlo questo film,metterò sotto mia figlia x trovarlo.
    però adesso che ci penso mi mette una botta di autocommiserazione questa cosa,……andare in ospedale x prenderrsi una vacanza……

  3. Se per caso riesce a trovarlo il film…mi raccomando condividi il link o il file… cosi’ me lo guardo anche io !

    Sul fatto che l’ unica via di uscita per una vera vacanza sia il ricovero ospedaliero è una cosa in effetti che fa riflettere…. d’altro canto soprattutto per le donne, mamme, mogli etc la “vera vacanza” non c’e’ mai … oltre al lavoro e allo stress da azienda, c’e il marito .. c’e’ la casa da pulire… la famiglia…i figli .. il camper da preparare mettere in ordine caricare scaricare…la roba da lavare…stirare.. pulire…la cucina… la preparazione di cibo e vettovagliamento… e cosí via… insomma…. in ospedale era lontana da tutto questo ed eri tu il centro dell’attenzione. Spero che le due settimane te le sia godute !!! Per fortuna sei anche capitata con persone simpatiche !

    🙂

  4. prima di partire ho fatto una lista di cose che di solito faccio io…lunghissima…..poi ho lasciato che i ragazzi si organizzassero ma sapevo che alla fine sarebbe stato tutto sulle spalle di mia figlia….

  5. Immagino …

  6. io sono arrivata a invidiare mia suocera che é rimasta un mese a fare riabilitazione dopo la rottura del femore… ho pensato che non c’era nessun altro posto dove avrei potuto fare 3 ore di palestra senza pensare ad altro!!!

  7. Ma adesso come stai? 🙂

  8. Oddio mi ero persa le ultime puntate delle tue avventure, meno male che almeno eri in buona compagnia.
    Ti abbraccio!

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