aziende da incubo

mi piace guardare quei programmi americani dove ci sono situazioni lavorative in difficoltà (parrucchieri, ristoranti,bar). Arriva il super consulente e in una settimana l’azienda riparte alla grande. La cosa che mi meraviglia di più è che di solito vengono licenziati i capi, gli intoccabili, quelli su cui sembra poggiare l’azienda

tempo fa ho detto che a settembre abbiamo cominciato a collaborare con un consulente (che ormai io amo appassionatamente) e che una delle cose che ha cominciato a risistemare è l’organizzazione del lavoro, dandoci modo di scoprire nel giro di un mese che le persone meglio pagate in azienda (mi correggo, strapagate) sono quelle che fanno meno (l’80% del loro tempo non risulta essere impiegato)  creano malessere e problemi

bello è?

e così partono i cambiamenti, le aggiustatine, le responsabilità, i richiami (verbali) quando fanno finta di non capire

e ieri, dopo un gesto vile che non voglio nemmeno raccontare, hanno chiesto entrambi di essere licenziati, così si prendono la mobilità

io sono allucinata

uomini di 50 anni con famiglie a carico e moglie a casa, senza una laurea o un diploma, con stipendi da favola e contratto a tempo indeterminato, che preferiscono vivere di sussidi.

non riesco a farmene una ragione

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30 risposte a “aziende da incubo

  1. Hai appena descritto una parte dell’Italia e degli Italiani!!!!Si ci sta la crisi e non c’è lavoro e bla bla bla ma penso che il problema sono le persone il loro approccio sconcertata proprio!!!!!!!!!!!!!!!!

    • io nn so cosa dire, sono ancora sotto choc. nn è la prima volta che mi capita, anni fa una mia collaboratrice nel momento peggiore x la mia salute (avevo appena finito le radioterapie) e avevamo una fiera dopo pochi mesi mi ha chiesto di essere licenziata x avere la mobilità.ma qualche anno fa la situazione era migliore poteva avere qualche possibilità di lavoro ma adesso? davvero nn capisco

  2. A giugno la società aeroportuale per la quale lavoro ha offerto incentivi all’esodo sostanziosi (28 mensilità lorde) più due anni di mobilità a 300 volontari , che rinunciavano così a un lavoro a tempo indeterminato e a un buon contratto. Le domande sono state almeno il doppio. Colleghi che litigavano e a momenti si pestavano pur di potersi licenziare e vivere di sussidi….non si rendono conto di come sia la situazione fuori, altrimenti ci avrebbero pensato 10 volte.

  3. L’ho già detto che me ne voglio andare, vero? Lo ribadisco.

  4. lo sconforto più grande viene dall’averle sempre considerate molto di più di quanto ora dimostrano di valere. e di averle pagate in base a questo, invece che in base alla produttività reale. a volte anch’io mi interrogo su questo, su come sbagliamo le valutazioni di chi collabora con noi. vivere di sussidi non è poco dignitoso per tutti! io ne conosco di gente che si è consumata fino all’ultimo minuto di mobilità prima di cercare seriamente un altro lavoro, anzi, dribblando con maestria ogni possibilità di reinserirsi prima dello scadere dei benefici. pagati da tutti noi, fra l’altro.
    io sono talmente intollarante ad ogni forma di parassitismo che, in gioventù, ho abbandonato a metà un concorso pubblico perchè avevo trovato lavoro nel privato. mi sono sentita sollevata perchè così non rischiavo più di finire nel mucchio dei fannulloni. lo so che non tutti i dip pubblici lo sono, ma moltissimi sì, si meritano di essere chiamati così.
    successivamente, ammetto che mi è capitato di avere dei dubbi forti sull’opportunità della mia scelta, ma non sono pentita nemmeno adesso, in fondo, che le cose non sono sempre così semplici.

    • credimi, i risultati di questa prova sono x me inconcepibili. è vero che il pesce puzza dalla testa ma mi sembra impossibile che dalle persone che hanno ricevuto di più torni indietro così poco. una parte di me pensa che facciamo posto x persone migliori, l’altra parte di me pensa che come ho fatto a sbagliare così tanto il mio giudizio

  5. Allora il fuggfuggi non c’è solo nella Pubblica Amministrazione dove pure di andarsene (e non doversi fare carico del lavoro di chi va in pensione con tutti i crismi) rinunciano a percentuali di pensione notevoli. Non so cosa pensare dei tuoi dipendenti, li avrai così strapagati che avranno tanto da parte.ma mi viene anche da pensare male e fossi in te farei un bell’inventario e un bel controllo di bilancio prima che se ne smammino
    Elisa

  6. mah….senza parole.
    mi assumi? 😉

  7. Uhm, Emily, questo post mi tocca da vicino. Mio papà, dopo essersi spaccato la schiena per anni, organizzato turni per le giornate di cassa solidarietà in modo che l’azienda non dovesse mai chiudere, ingoiato rospi e nervosi, dopo essere andato in fabbrica anche col mal di schiena fulminante, vedendo che di lavoro ce n’è sempre meno, ha deciso di chiedere la mobilità, perché gli mancano un paio d’anni per andare in pensione. Non conosco le persone con cui lavori tu ma, ecco, nel caso di mio padre, non penso sia parassitismo. Scusa se il mio è un commento fuori tema o fuori dal coro.

  8. posso solo dirti che io credo a mio papà quando mi dice che se il lavoro ci fosse, lui rimarrebbe lì. Ma questo è perché conosco la sua etica (per esempio, quando morì mia nonna, andò in fabbrica il giorno dopo il funerale, beccandosi anche dei “ma che cazzo ci fai qui?” da parte dei colleghi). Certo, se sei fannullone ed educhi i tuoi figli allo stesso modo, ogni scusa è valida…

  9. Direi che hanno soldini da parte, sono convinti di riuscire a fare lavoretti in nero che arrotondano la mobilità, magari aprono qualche piccola attività a nome della moglie e ci lavorano loro …. Non posso pensare ad altro. Sono passati gli anni in cui le persone che venivano a fare il 730 da noi alla ns domanda se a luglio avessero avuto lo stesso datore di lavoro di quel momento ti rispondevano di no perchè non volevano lavorare il sabato mattina o pensavano di licenziarsi perchè avrebbero trovato di meglio. Ora tutti ti rispondono speriamo di sì dato i tempi che corrono.

  10. il “fancazzismo” a volte paga . . . però, controlla, spesso vivono di sussidio e di un secondo lavoro in nero! 😉

    Ciao, Fior

  11. Ah ,,, ma che bella gentaglia….

    Lo dico sempre io che gli italiani sono “animali”… che gentaglia squallida… un paese destinato al fallimento… e come hai fatto giustamente notare tu.. sono parassiti … e se glielo fai notare nemmeno se ne rendono conto anzi sono ben sicuro che sono personaggini anche capaci di puntare il dito (verso gli altri e non verso se stessi) … a cinquantanni non hanno capito un cazzo… addirittura questa simpatica cosa del colpo vile che hanno inferto in azienda prima di andarsene ( e non voglio nemmeno sapere di cosa si tratta ) … tanto per sottolineare il fatto che trattasi di “animali” dalle sembianze umane, ma pur sempre animali, senza dignita e senza morale, senza competenze, privi di attitudini e addirittura arroganti.

    So che si tratta di informazioni riservate… ma questi “galantuomini” cinquantenni PERSINO PRIVI DI LAUREA creatori di problemi …. posso chiedere quanto succhiavano dalla azienda ( approx ) ?? Visto che hai detto che erano strapagati …. erano sopra .. o sotto la soglia dei 100.000 annui ??

    Almeno per farsi una idea .. anche senza sapere la cifra.

    ciao e auguri

    🙂

    PS. Mi convinco sempre piu’ ( ovemai ve ne fosse bisogno) che la profonda mancanza di etica della popolazione italica permea TUTTI i campi.

  12. Ciao, ho lavorato in un’azienda piccola,assunzione di un direttore,brindisi e pasticcini per il suo arrivo.Sembrava fosse arrivato il migliore dei dirigenti.Un anno dopo ponti d’oro perché si licenziasse.

  13. Volevo commentare la frase di vedetta lombarda,gli italiani sono “animali”…gentaglia squallida… Assolutamente NO Non lo è lui te,io e quel gruppo di lavoratori che hanno ricevuto in eredità l’azienda dove lavorano da anni.

  14. Poi .. a dirla tutta… bisognerebbe specificare che a paragonare gli animali con gli italiani … ovviamente si finisce che si offendono gli animali.

    Rispetto per gli animali.

    E schifo per i sub-umani italici.

  15. conosco un ragazzo che a 37 anni è stato assunto come responsabile del personale in una azienda un po’ come la vostra. Anche lui non riesce a raddrizzare i dipendenti storici, i più alti in grado, che sono persona anzianotte, ignoranti e che non lo riconoscono come autorità in perché troppo giovane. Questi due figuri sono poi protetti dalla matriarca, la padrona dell’azienda, che è molo anziana, e così non riuscirà mai a farli fuori,nonostante creino problemi.
    Potreste telefonarvi x sfogarvi!

  16. Emily, ti leggo sempre ma commento pochissimo…l’argomento del lavoro mi tocca molto, dunque non posso esimermi dall’intervenire…
    sicuramente immagino quanto scoramento tu possa provare nel sentire dire certe cose, a maggior ragione dai tuoi dipendenti storici però, da dipendente, provo a fornirti un altro punto di vista.
    lavoro in un’azienda metalmeccanica di medie dimensioni, nel nostro mercato siamo una potenza, inutile negarlo ma l’impostazione è quella tipicamente – passami il termine – norditalica (io sono il padrone e controllo tutto, vigilo su tutto, tutto deve passare tra le mie mani,,,),,il risultato è che il mio megacapo nonchè titolare è completamente oberato dal lavoro, le procedure (dovendo passare tutte per le mani di una persona soltanto) rallentano, ogni minima autorizzazione richiede tempo e anche fatica da parte di ogni dipendente che ha qualcosa di urgente da discutere con lui e deve farsi ascoltare in fretta….!! in questo marasma, purtroppo, da parte dei capi, sembra non esserci volontà di verificare chi effettivamente lavora bene ( o anche solo chi effettivamente LAVORA e basta), per assurdo quelli che fanno meno, sono anche quelli che hanno mene beghe, che prendono meno cazziatoni, che non si trovano mai nella scottante situazione di dover spiegare al capo perhcè tale cosa non ha funzionato, perché c’è stato questo imprevisto o perché le cose sono andate storte (diciamocelo, non sempre uno è al 100% sul posto di lavoro, alle volte purtroppo pensieri della tua vita si insinuano anche nelle giornate di lavoro, rubandoti un po’ di concentrazione…)
    dunque noi che lavoriamo come matti finiamo per sentirci inquisiti e chi non fa un cazzo (perdona il cattivo francese…) vive sugli allori, tirando a campare e attendendo semplicemente la timbratura del cartellino in uscita.
    Ecco, tutto questo è svilente e degradante per chi , come me e come altri colleghi, si fa un culo tanto ringraziando di avere un lavoro , perfettamente consci che se l’azienda chiude, i primi a pagarne le conseguenze siamo noi!!!!nel mio piccolo mi permetto di dire che sicuramente ci vorrebbe un cambio di mentalità da parte di tutti ma anche, e mi auguro che questo avvenga quanto prima, un tentativo da parte dei Capi di non fare di tutta l’erba un fascio con i propri dipendenti e di dimostrare a chi lavora davvero per il bene dell’azienda (e perché no, anche per il proprio stipendio, sudato e guadagnato) che sono finiti i tempi del bengodi per i fancazzisti!
    succederà mai?

  17. Aprigli subito la porta e che se ne vadano (purtroppo non col calcio in culo che meriterebbero)!

  18. condivido quel che scrive mignolocolprof…. cacciali fuori il prima possibile e cerca anche di avere l’aria costernata così si sentiranno ancora “superiori” per averti fatto questo “sgarbo”
    si vede proprio che non han capito nulla della difficoltà vostra nel quotidiano, nell’insistere ad andare avanti perchè vi sentite la responsabilità dei vs dipendenti che resterebbero senza lavoro, non han capito delle notti in bianco a pensare a soluzioni alla crisi di lavoro, alla liquidità che manca in azienda, alle facce di chi lavora per voi se doveste lasciarli a casa…e poi chi mandare a casa, anche solo per la cassaintegrazione, perchè questo ha il mutuo, quella ha la figlia ammalata…
    mandateli a casa subito e fategli aspettare la liquidazione.. a rate forse capiranno meglio come gira il mondo
    e come dico io:
    se sbaglio pago
    quindi se uno mi chiede di essere licenziato lo licenzio, immediatamente
    cogny

  19. Ho conosciuto un consulente, un tedesco, un omino paffuto, con la facciona tonda e un sorriso placido.
    Sul lavoro, una belva assetata di sangue. Gran persona.

  20. In Italia è così, se fai il tuo dovere qualche collega infame e ruffiano cerca di metterti in cattiva luce e spesso perdi il posto, come è successo a me. Altrettanto spesso chi il proprio dovere non lo fa sta meglio di tutti.
    La meritocrazia da noi è un sogno e mentre scrivo trovare lavoro è un lavoro, molto complicato.

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