i soldi facili non sono così facili (per fortuna)

la mia famiglia non è mai stata una gran stakanovista per il lavoro: si lavora per vivere, non il contrario, mentre la famiglia di re Mida, anzi solo suo padre per esser precisi, gli ha trasmesso un senso del dovere nei confronti del lavoro che a volte mi pare allucinante….lavorare 16 ore al giorno tutti i santi giorni comprese le domeniche per me è allucinante

però su una cosa siamo sempre d’accordo: i soldi si guadagnano con fatica e sudore, le scappatoie sono tutte illegali o immorali

già. poi arriva figlio piccolo che come al solito butta all’aria tutto

tempo fa mi racconta che è entrato in uno staff, che hanno in mano le prevendite delle feste nei locali: lui conosce una marea di gente (ovviamente, con tutti i cambi di classe…) e quindi ha tante occasioni di vendere. mi parla di provvigioni, bonus, biglietti gratis, di sottopr (che sarebbero dei ragazzini che vendono per lui per una provvigione)…..insomma dai calcoli che fa sembra che guadagnerà un mucchio di soldi

io e suo padre siamo perplessi: con i soldi stiamo ben attenti con lui, da una parte siamo felici che si dia da fare, dall’altra siamo preoccupati perchè non sappiamo dove porta questa cosa

decidiamo di stare a vedere e di aspettare i primi guadagni

ieri sera figlio piccolo mi racconta che è successo il finimondo perchè a quanto pare non saranno pagate le provvigioni sui biglietti venduti; insulti, discussioni e minacce ma i soldi non saltano fuori.

i soldi facili non esistono…..

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5 risposte a “i soldi facili non sono così facili (per fortuna)

  1. C’era un ragazzo che, come il tuo, aveva un giro di amicizie e “lavorava” per queste feste nei locali, per l’entrata e una consumazione gratis. Pr li chiamano, poi d’estate, sempre per quella discoteca, portava il furgoncino della pubblicità su e giù per il lungomare di alcune dei paesi della Costa, stava a disposizione fino alla chiusura, non proprio un buttafuori, ma un Jolly (ragazzi che stavano male, la “celebrità” di turno da accompagnare in albergo, cose così . . . cose che suo padre, artigiano fin da ragazzino, non considerava “lavoro). Studiava al liceo scientifico, il minimo indispensabile per farsi promuovere (sempre) a settembre con tre materie.
    Poi, ha visto che questa vita era vivacchiare, ha cominciato a stare in ufficio da suo padre, ha preso (serale) un diploma di perito meccanico, poi (anche grazie agli accordi di Confindustria) ha preso la laurea in Ing. Meccanica . . . adesso collabora con suo padre e gestisce una parte dell’azienda, parla con i clienti in Italia e all’Estero, alle fiere e nelle varie aziende! Ha quasi 40 anni, il periodo da “scavezzacollo” è passato . . . passerà anche a tuo figlio! 🙂

    Ciao, Fior

  2. Anche questa è una fase … e dopo purtroppo bisogna crescere… anche se qualcunonon cresce mai. Ma voi siete una famiglia con basi solide… passerà il momento…

  3. Emily,

    Tralascio di commentare su F.P ( Figlio Piccolo) per brevitá visto che si è detto di tutto e di piú.

    Piuttosto mi sento di fare una osservazione a margine riguardo al cosiddetto stakanovismo di Re Mida e del buon vecchio Igino (Knauss) da cui ha ereditato il senso del dovere e la lealta’ all’ azienda familiare. Naturalmente 16 ore al giorno inclusi sabati e domeniche sembrano una esagerazione per chiunque e probabilmente lo sono. Magari non sono proprio 16 .. ma una dozzina di ore in ogni caso sono tante anche per il padrone delle ferriere. C’e’ da fare una osservazione pero’.

    Tieni conto che esiste una cosa molto importante chiamata “aspetto ludico” della professione.

    Coloro i quali si trovano a fare esattamente cio’ che loro piace, tra virgolette, e per cui sono naturalmente portati non avvertono la fatica e il peso dell’eccesso di lavoro o quanto meno lo avvertono in una maniera “diversa”.. come sicuramente saprai esiste una forma di “stress positivo” che deriva dal fare esattamente cio’ che piace, e che quindi non diventa nemmeno piu’ lavoro in senso proprio come obbligazione che pesa, ma piuttosto viene vissuto come attivitá dalla quale si trae soddisfazione personale, questa cosa naturalmente è ancor piu’ vera quando si lavora per il mantenimento, salvaguardia e crescita di una “cosa propria”.. ovviamente. Pensa a chi ha una passione per le auto e ad esempio produce veicoli, o parti di ricambio per veicoli, o vende e distribuisce auto, o possiede una concessionaria o le ripara o fa il pilota di professione o ancora possiede una scuola guida. Sono tutti esempi di persone che nel loro contesto di riferimento si sentono come pesci che sguazzano nell’acqua … sono immersi nel loro elemento .. ci starebbero ore ed ore e nemmeno se ne accorgono, in alcuni casi la famiglia e le altre attivita’ diventano quasi un “disturbo” una parentesi necessaria tra una cosa e l’altra quando sono lontani dai motori.

    Tuo marito ad esempio, si lamenta mai del fatto di dover tornare a casa ( con tutto quello che c’e’ da fare ) .. e occasionalmente ventila l’idea di dormire in azienda per comodita’ ?

    Saluti

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