ecco come nascono le leggende metropolitane

è una vita che mi sento dire che sono un impiastro, che dove arrivo io faccio malanni, che comincio cento cose e ne finisco metà.

tutte leggende metropolitane, lo posso assicurare, ma venerdi sera è successa una cosa che ha fatto dire a tutti che è vero

durante il pomeriggio qualcuno rovescia una cioccolata calda nel pavimento degli uffici al secondo piano; una delle ragazze prova a pulire con un pezzo di carta e fa il macello, poi si interrompe perchè il lavoro incalza. un’altra allora riempie il secchio del moccio con la candeggina e poi lo molla li. una arriva a pulire ma lascia li il moccio.

“emily ci pensi tu a riporre il moccio giù?”

“certo e che ce vo???”

Re Mida mi vede caracollare sulle scale col secchio pieno d’acqua; comincia a sbraitare che lunedi vengono a fare le pulizie che cavolo ci sognamo noi di fare, che non posso scendere col secchio che straborda acqua….insomma, modalità magda (un giorno spiegherò cosa vuol dire per il nostro lessico familiare). mi cerca di prendere il secchio, io lo strattono e gli dico di finirla che non ho 5 anni, lui tira, io anche, insomma per farla breve rotolo giù dalle scale dell’azienda, che per fortuna hanno una forma ellittica, quindi non sono ripide

un male infernale, un dolore atroce

mio marito preoccupatissimo del fatto che debba portarmi al pronto soccorso (ma gli dici che ti sei fatta male a casa….), io non ho neanche fiato per mandarlo in malora.

insomma ho festeggiato così san valentino, imbottita di paracetamolo e di crema all’arnica

ma non sono un impiastro, sono gli altri che mi buttano giù dalle scale

 

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23 risposte a “ecco come nascono le leggende metropolitane

  1. tu sei un MITO altroché!!!

  2. Altrochè al PS e a dire che è stata colpa del marito, così la prossima volta ti lascia stare!

  3. ma porc…. almeno sabato ti ha portato i fiori? fuori a cena? perché è in superdebito!!

  4. Se non fosse che il susseguirsi degli eventi ti ha lasciata dolorante, verrebbe da fare una bella risata (eheheh!).

  5. Furio … non ce la faccio più …. non ce la faccio più! 😦
    Come ti capisco! Ahimè. E’ magra consolazione ma non sentirti sola 😉
    Auguri, rimettiti presto, un bacione 😉

  6. Magda non ha bisogno di spiegazioni………….

  7. ehehehe si magda è un classico….. spero tutto l’ambaradan si sia sistemato…

  8. Emily te non ti fai mancare mai nulla ovviamente.

    Anche la caduta col secchio in mano.

    Come stai adesso ? Spero che l’incidente non abbia avuto strascichi.

    Guarda Emily questo blog, l’ho detto diverse volte ha dello straordinario .. perche’ rappresenta uno spaccato puro e semplice ( delle cose che vuoi condividere ) di vicende personali/familiari/aziendali …raccontate senza nessuna pretesa con un verita’ e una semplicita’ proprio disarmanti. Alle volte chissa come si immagina il funzionamento quotidiano in una azienda, anche in una piccola di stampo familiare. Perlaltro nel vostro caso si tratta anche di una azienda nemmeno tanto piccola anzi , seppure condotta a livello diciamo cosi’ familiare, per di piu’ in tempi come quelli odierni in cui barcamenarsi con una impresa non è la cosa piu’ semplice… questa scena di te che invece di barcamenarti tra fogli excel, presentazioni powerpoint, minchiate varie ed eventuali, mail, telefono, incazzature, fatture. riunioni, etc etc…..porti giu’ il secchio con l’acqua e il mocio per le scale, il marito che ti vuole togliere il secchio perche’ giustamente non è nemmeno compito tuo e non é una priorita… dicevo è una scena emblematica a modo suo. Ricollegando queso post a quello precedente della mamma della dipendente che ti chiama la “parona” della figlia….. ma tu te la immagini con la amministrazione precedente di tuo suocero e tua suocera, la perfida mentecatta che scende giu’ caracollando dalle scale per portare il secchio con l’acqua dopo aver pulito la cioccolata caduta per terra ? Quella li di sicuro era tutta immersa nel ruolo della “parona dalle braghe bianche” che non fa un cavolo (ne in casa) e tantomeno in azienda figuriamoci se avesse mai sollevato un dito per far qualcosa di utile.

    Come cambiano i tempi, gli scenari, i modi di pensare etc etc etc.

    PS.

    Sulle leggende metropolitane.

    Da notarsi che gli “incidenti” capitano sempre alle persone che le cose le fanno materialmente… ovviamente poi capita di scivolare, e ti becchi anche la fama della impiastra. A differenza di quelli che girano i pollici e non fanno nulla i quali per definizione vanno incontro a minori contrattempi a meno che non piombi loro addosso un meteorite durante la siesta di cazzeggiamento .

    • ahahahah hai ragione, mia suocera col moccio in mano proprio nn ce la vedo! un giorno allora racconterò cosa ho fatto nella mia prima settimana di lavoro qui….
      qui in azienda la cosa bella è che nessuno si tira mai indietro, nn ne fa una questione ne di ruoli o di importanza. c’è da fare e si fa, io x prima.
      un paio d’anni fa ho passato quasi una settimana dentro all’archivio, in mezzo a polvere e ragni, xkè volevo sistemarlo come dico io una volta x tutte eheheheh

  9. Magda è un mito:-)))
    Ti capisco bene…e riprendo Vedetta qui sopra – gli incidenti capitano a chi fa, mai a chi parla e sta seduto;-)))

    Spero che tu stia meglio, ti abbraccio

    Simo

  10. Ma pensa.
    Ve la spassate proprio sul lavoro voi.
    Bravi, bravi, spezzate la monotonia.

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