la strada che non vuoi percorrere….

finisci col farla a calci nel culo e di corsa, diceva mia nonna. magari è un detto veneto, non credo che sia sua originale. ci penso sempre a questa frase, perchè spesso mi ritrovo a dover rimangiarmi i miei: io non farò mai…

io non mi sposerò mai….io non avrò mai figli….io non lavorerò mai con mio marito……

io e Re Mida siamo figli di imprenditori, ma mentre i mei hanno sempre aborrito l’idea del passaggio ai figli dell’azienda ( e a me invece sarebbe piaciuto tanto fare il lavoro di papà!!! sono l’unica donna che si eccita quando vede girare una betoniera!), i genitori di mio marito non hanno mai avuto dubbi: come re leone, tutto questo un giorno sarà tuo (dopo che avrai fatto fuori tua madre e i tuoi fratelli a suon di dollaroni…) e quindi non hai scelta, nella vita questo è quello che farai.

così quando si parlava del futuro dei nosti figli, non abbiamo mai per un secondo preso in considerazione, nemmeno lontanamente, di far lavorare i figli da noi. Sì figlia grande è venuta qualche volta ad aiutarmi in reception, ma erano casi isolati. a volte ci fa le brochure e il sito, ma niente di più.

ma l’esperienza di questa estate con figlio piccolo ci ha fatto vedere le cose in modo diverso: lui lavorando qui era diverso. finalmente lo abbiamo visto accendersi, interessarsi a qualcosa, aver voglia di imparare.

e allora andiamo avanti per questa strada, sperando che questo sia un punto di parteza e non di arrivo. dal liceo al professionale di meccanica, sperando che sia la volta buona

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16 risposte a “la strada che non vuoi percorrere….

  1. Ti auguro davvero che abbia trovato la sua strada, a me sembra bello che si appassioni al vostro lavoro e a quello che avete costruito!

  2. Ciao Emily,
    io da un anno vivo in Germania e qui é normale che ragazzi (e ragazze) dell’etá di tuo figlio facciano esperienze in aziende, nei settori piú disparati.
    Come é normale che si scelga l’istituto professionale di meccanica che – se serio – dá l’accesso a un lavoro sicuro giá da molto giovani.
    Ovviamente parlo per qui, dove non lavora chi non vuole e non chi non trova… 😦
    Peró vedo che la cosa funziona, anche perché non tutti hanno la propensione, l’interesse, la voglia di fare il liceo, poi l’universitá, poi una professione…
    In ogni caso, in bocca al lupo con il tuo “ciucciamentine” 😉
    Monica

    • eh monika, mi sa che le cose sono un po’ diverse. purtroppo il fatto che andare a scuola sia un obbligo ha fatto diventare questi professionali il ricettacolo di tutti i perdigiorno, e invece potrebbero essere veramente delle scuole molto valide

  3. Vai e fai. Con il background culturale che gli date e che non gli toglierà nessuno, se poi vorrà fare l’ universit`a,, non glielo impedirà nessuno. Fagli fare il professionale, dipende anche come si rpende con i ragazzi che lo frequentano

  4. I figli e sono 3, hanno fatto scuole professionali (ok, la piccola era sperimentale e c’era pure filosofia), io ho sfogliato spesso i loro libri e quelli tecnici girano ancora per casa . . . se uno si mettesse a studiare quello che insegnano, a volte i professori degli istituti professionali sono persino più motivati di quelli dei licei, ce ne sono di cose da imparare, non sono scuole di serie “B” . . . per dire, la Grande, diplomata cuoca, aveva il libro di matematica che usavano alla Ragioneria nella stessa città.

    Tengo le dita incrociate, mando pensieri positivi e aspetto notizie! 🙂

    Ciao,

  5. sai che e’ quello che pensavo quando leggevo i tuoi commenti positivi sulla sua esperienza? Un figlio interessato all’azienda che sembra apprezzare ed imparare.. potrebbe andarvi peggio! 🙂

  6. Spero tanto che vada bene questa volta, sinceramente da quello che scrivi vedo un sacco di cose positive nel vostro futuro.

  7. Come sai, io lavoro in università. Che mai come in questi anni di crisi mi sembra una fabbrica di disoccupati.
    Non ho un’azienda da lasciare ai miei figli, ma penso che non mi dispiacerebbe se uno di loro o entrambi cominciassero a lavorare nella cascina in cui viviamo, anche solo per farsi un po’ di esperienza pratica.
    Le aziende agricole, rispetto alla tua, hanno un vantaggio: c’è un’associazione (Wwoof) che si occupa di coprire con l’assicurazione gli stagisti, che possono anche arrivare da tutto il mondo ed essere di qualsiasi età (e a cui vengono garantiti vitto e alloggio in cambio di un lavoro giornaliero di 6 ore al massimo, mi sembra).
    Quindi, quando arriveranno all’età giusta, non avranno neanche la scusa della burocrazia 😉

    • io credo che sia più un problema di persone che di titolo di studio, certo che se hai un titolo magari qualche vantaggio ce l’hai. bella questa cosa degli stagisti da voi, sai che mi ha detto la prof di mio figlio? che aveva bisogno di fare un bagno di realtà…e quanto aveva ragione…

  8. Che bello leggere queste cose:-)))

    Speriamo bene!

    Ti abbraccio

    Simo

    PS: ho cambiato numero di cell. Ti mando un sms:-)

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