il figlio abbandonato

recentemente ho avuto modo di capire una  cosa che mi lascia molto perplessa; vediamo se parlarne qui mi chiarisce le idee

ogni volta che un adulto viene in contatto con mio figlio, l’idea che si fa di lui è che sia un ragazzino abbandonato a se’ stesso, con i genitori impegnati a far schei invece di occuparsi dei figli. Poi quando conoscono me e mio marito, regolarmente mi dicono la stessa frase: sai, credevo che fosse un ragazzino lasciato da solo e che si comportasse così per attirare l’attenzione, e invece è amato, aiutato, motivato, controllato, accompagnato, seguito…..anche troppo forse

ma non è strana questa cosa?

me lo dicono in troppe persone, questa cosa deve farmi riflettere. Sento che mi sta dicendo qualcosa sul mio atteggiamento verso questo figlio faticoso ma non so capire come devo leggerla

è vero che a volte sono ambivalente, a volte concedo e a volte nego, a volte tollero e a volte non transigo, ma credo che sia nella normale dialettica dei rapporti: ma perchè le persone che lo conoscono si fanno questa idea di ragazzino trascurato?

recentemente sono entrata in contatto con la mamma della morosa di mio figlio: dopo una iniziale ritrosia l’ho letteralmente travolta con la mia totale mancanza di seghe mentali (eheheheheh) e così ogni tanto ci sentiamo; all’inizio ho capito che era convinta che fossimo i classici genitori, io soprattutto (il marito è imprenditore ma lei è a casa) che passano tutta la giornata in ufficio e si dimenticano di avere un figlio. Quando ha capito che controlliamo dove è, con chi è, cosa fa, lo portiamo, lo andiamo a prendere, ha orari da rispettare e castighi come tutti, si è rilassata e ora lo ha persino invitato a cena da loro (prima non voleva nemmeno che chiamasse a casa)

insomma, temo di essere stata sconclusionata, ma questo pensiero mi frulla in testa da tempo e non so dare risposta.

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32 risposte a “il figlio abbandonato

  1. a me invece a volte sembra un timido travolto dal vostro “essere allegri e caciaroni”…boh….una cosa è certa con noi sono diversi da come sono con la compagnia

    • si questa è una cosa vera, lui si sente sempre escluso dal gruppo famiglia, a tavola è sempre il primo ad alzarsi e l’ultimo ad arrivare, spesso mangia prima x conto suo. alla sera se ne sta in camera…è una cosa che mi fa star male

  2. forse è lui che, inconsciamente o meno, vuole proporsi come il figlio abbandonato a se stesso

  3. vedetta psico-analitica dell'etá evolutiva

    Ma cosa ti dobbiamo dire noi lettori domenicali e internettari .. sembra un figlio normale .. un po’ fancazzista .. magari .. ecco … ammettiamolo, da una impressione di un tipo inconcludente.. il fatto che voi lavoriate 25 ore su 24 per evitare di andare a depositare i libri contabili per fallimento o altra procedura concorsuale magari puo’ influenzare il giudizio di chi crede sia abbandonato a se’ stesso .. anche se non é cosí. Le cose col figlio piccolo ( per caso ) sono andate peggiorando in una escalation a spirale di fancazzismo col progredire della crisi finanziaria .. oppure andavano gia’ male anche anni addietro… ? Se la risposta fosse positiva allora ecco .. quella potrebbe essere una ragione .. d’altro canto non avendo il dono della ubiquita’ cara Emily non puoi essere omnipresente .. cio’ detto il mestiere di genitore deve essere quello piu’ difficile al mondo .. in bilico tra la necessita’ di essere presenti in maniera discreta .. ma non strafare… a meta’ strada tra il laissez faire .. e il controllo dirigista .. avendo attenzione a non soffocare ne’ tarpare le ali.

    Insomma per essere fini, eleganti e signorili come l’etichetta impone …diciamo che ti è andata di culo con la figlia grande .. non potevi pretendere anche il figlio piccolo modello.

    Sei sempre dell’opinione che il figlio piccolo ti assomigli caratterialmente .. come avevi detto a piu’ riprese in altri post bloggherecci .. o cominci a notare alcune differenze caratteriali ?

  4. Capisco che tu non sappia darti una risposta, anche perché non vedi com’è tuo figlio quando è a contatto con altra gente.
    Può anche darsi che lui tenda a dare di sé, a parole, un’immagine di ‘duro’, che può fare quello che vuole, che non deve rispondere a nessuno ecc.ecc., indossando cioè una maschera che non gli appartiene ma che forse lo può far sentire più sicuro…
    E’ duro il ‘lavoro’ di crescere!

  5. Non so se ti può essere d’aiuto ma il sito (che sicuramente conosci) Genitori Crescono questo mese tratta proprio della differenza tra essere e apparire, lo trovi su: http://genitoricrescono.com/i-due-o-piu-volti-dei-bambini/
    Qui si parla in particolare di figli più piccoli, ma le dinamiche sono simili, alla fine come ha detto Cautelosa il processo di crescita è davvero duro, nemmeno io credo mostrarmi con tutti allo stesso modo, sono sicura che troverà la sua strada e tu sei un’ottima madre!!

  6. io penso, per esperienza personale, che si possa avere un figlio per il quale vale “che controlliamo dove è, con chi è, cosa fa, lo portiamo, lo andiamo a prendere, ha orari da rispettare e castighi come tutti” ma che questo figlio si senta lo stesso abbandonato. Se lo controlliamo, seguiamo ecc.. non vuol dire che lui non si possa sentire lo stesso abbandonato. Questa è appunto al mia esperienza personale; mio figlio si sente abandonato da me e questo ha avuto riflessi sul suo atteggiamento nei confronti della scuola nonostante sia un figlio più che seguito (io lavoro solo il mattino e il padre è più che presente). Il suo senso di abbandono è profondo e mai io me ne sarei accorta se non fosse stata una psicologa ad aprirmi gli occhi.

    • simona ma se questo senso di abbandono è dentro di loro, è possibile x noi genitori colmarlo oppure qualunque cosa facciamo il risultato deve uscire da loro?

      • emily il senso di abbandono che mio figlio si porta dentro è una mia responsabilità, per farla breve io ho preteso troppo da lui (soprattutto sulla scuola ma non solo) e se lui non rispondeva alle mie richieste io lo “mollavo” non praticamente ma dal pt di vista psicologico, emotivo; detto così sembra una di quelle diagnosi da rivista settimanale ma quando l’ho sentito dire dalla psi con parole adeguate ho sentito che era profondamente vero. io l’ho mollato. per fortuna credo, forse, di aver capito un pcochino come fare a non mollarlo.

  7. Mia sorella è stata lo stesso… una adolescenza da paura in cui non si è fatta mancare tutto il peggio. Eppure sappi che i miei genitori erano molto presenti, equi giusti, semmai sbilanciati verso di lei… e anche lei sembrava povera ragazza abbandonata.
    Embè… è cresciutapiuttosto bene lo stesso.. dai sarà lo stesso per il vostro ragazzo

  8. Beh io penso che le mamme che lavorano sono penalizzate agli occhi delle altre, come se stare tutto il giorno in casa di permette di evitare di far fare cazzate a tuo figlio, purtroppo non è così! E’ una fase che sono sicura passerà, ci vuole però mooooolta moltissima pazienza e dei lunghi respiri………………………

  9. Io saro’ un po’ str.. anzi di sicuro lo sono : ti sei mai chiesta cosa lui RACCONTA ? non dico quello che sente , quello che RACCONTA agli altri. Se uno fa la vittima viene percepito come tale indipendentemente dalla realtà. Secondo me devi smettere di trovargli delle giustificazioni. Questo è il vero punto.

  10. Ma non andavate da una terapeuta qualche tempo fa? Lei cosa dice?

  11. Ciao Emily,
    ti leggo da un po’ anche se non ho mai lasciato commenti. Volevo proporti un punto di vista diverso: ho vissuto una situazione molto simile, due volte, da sorella maggiore. Ho 26 anni, e due fratelli di 22 e 19.
    Li ho visti attraversare dei periodi in cui cambiavano atteggiamento e comportamento con la frequenza con cui si cambiavano i pantaloni, e per quel po’ che si sono confidati con me mi hanno detto che nemmeno loro sanno bene quali “pantaloni” fossero giusti per loro. Il fratello più grande è entrato nel periodo adolescenziale molto presto, verso i 12 anni, alle prime opportunità di indipendenza ha provato diversi “eccessi”, ricordo che spesso urlava e piangeva dicendo che non solo mamma e papà non capivano niente, ma nemmeno lui capiva sè stesso, quindi come potevano pretendere da lui che fosse equilibrato? Poi aveva mesi e mesi in cui non apriva bocca. Ora (direi finalmente, visto come si sono ridotti i nervi di mia madre) è cresciuto, ha un lavoro che ama (fa il fabbro, e lavora orgoglioso anche sabato e domenica, con buona pace della sua fidanzata) ed è una persona dolcissima e sorridente, seppur con i suoi momenti no. È una persona normale.
    Il più piccolo (come dice mia mamma) l’adolescenza l’ha iniziata quando ha preso la patente l’anno scorso. È più difficile controllarlo, perchè bene o male a quell’età non puoi più fargli fare quel che vuoi. Tutto sommato è una persona molto aperta e affettuosa, quindi espone i suoi “problemi” più facilmente e accetta consigli.
    Mia mamma ha potuto smettere di lavorare quando noi eravamo piccoli, e ha ripreso quando il più piccolo andava alle medie. È stata sempre MOLTO presente, comprensiva, la migliore mamma del mondo. Ad oggi mi dice che anche se io non me lo ricordo, ho fatto anche io come i due piccoli, e lei ad oggi non sa spiegarsi molte cose riguardo il nostro “passaggio” verso il diventare grandi.
    Questo per dirti che il tuo mettercela tutta adesso può sembrare non dare risultati, o a volte dare quelli contrari a quelli sperati, ma l’importante è che il tuo figlio piccolo, ad un certo punto, riuscirà a mettere a posto i pezzi del puzzle nella sua testa, poco per volta si accorgerà che lo avete guidato, che le cose che dicevate non erano senza senso, e partirà da solo. Quando parlo di queste cose mi rendo conto di tirar fuori frasi fatte, luoghi comuni, niente di nuovo…e proprio qui mi rendo conto che quelle cose così assurde e sempre uguali che diceva mia mamma quando io non la capivo, erano giuste 🙂

    Scusa lo sproloquio!

    Buon fine settimana!

    Giuliana

    • grazie cara, quando gli altri mi dicono le loro esperienza, soprattutto se finiscono bene heheheh, mi tirano su il morale.
      io lo spero proprio, prima o poi le cose cambieranno xkè troverò la chiave x entrare in quella testa!

  12. Il fatto è che fare i genitori è difficile,cazzarola se lo è!e il detto “figli piccoli problemi piccoli,figli grandi problemi grandi” non è una stupidata! Tu stai facendo tutto il possibile,non credo proprio tu ti possa rimproverare nulla…ti auguro solo che lo capisca presto anche lui…per il suo bene!!

  13. Sto per scrivere una cosa estremamente impopolare di cui certamente mi pentirò, ma tant’è. Viviamo in un’epoca in cui ai comportamenti e sentimenti dei ragazzi, degli adolescenti (non parlo dei figli, non parlo di tuo figlio) si dà un’importanza mai vista. Sembra quasi che non abbiano il diritto di soffrire, di essere tristi, di sentirsi abbandonati. Sembra quasi che DEBBANO essere felici. a la felicità, la compiutezza, la coscienza di sé è qualcosa che si raggiunge non un accessorio che si ha. E allora ecco consigli e giudizi (ma la gggente una badilata di ca**i propri, mai?), terapeuti in cerca di traumi nascosti (ma chi di noi è uscito dalla propria adolescenza senza un trauma? La vita di per sé é un trauma, certe volte), e sensi di colpa genitoriali a pioggia. Se vent’anni fa avessi frantumato i c*glioni ai miei genitori la metà di quel che li frantuma figlio piccolo a voi, la mia vita sarebbe stata un inferno di proporzioni bibliche, che mia madre i sensi di colpa li faceva venire a me, mica se li faceva venire lei (e non riesco a darle torto, peraltro). Sei una persona esente da seghe mentali a 360°, ma ti areni su figlio piccolo. Smetti, anzi smettete di sentirvi in colpa. Sei ambigua ed ondivaga? Beh, lo siamo tutte. Io dopo dieci ore di lavoro, se mi chiedi tre volte la stessa cosa ti dò tre risposte diverse, e a sorteggio scegli quella che più ti cale. Tuo marito è assente? Oddio, conosco padri che sulla latitanza ne avrebbero da insegnare a Provenzano. Lasciamo a questi ragazzi il diritto di essere infelici, arrabbiati, di sentirsi esclusi, perchè non siamo noi a doverli rendere felici, a noi sta dare a loro le condizioni per esserlo (e questo lo fate ampiamente) il resto è un percorso personale, e deresponsabilizzarli dalla gestione e dalla presa in carico del loro destino non li porterà da nessuna parte. Un abbraccio

  14. Non ho letto i commenti precedenti (li leggo dopo per nn farmi influenzare). L’idea che mi sono fatta, in poche parole: lui ha questo atteggiamento con gli estranei che lo fa sembrare abbandonato, per vendetta (parola un pò forse troppo forte..) nei vostri confronti. Voi siete bravi, puliti :), con obbiettivi da raggiungere, organizzati … lui non ci riesce per pigrizia o forma mentis e così cerca di dare un’immagine della sua famiglia negativa.
    Non so se hai capito quello che intendevo dire… :).
    Ora leggo gli altri commenti.

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