è tempo di migrare

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e così ci siamo, dove averlo evitato per anni la temuta delocalizzazione comincia da oggi: io e Re Mida abbiamo prenotato un aereo per un primo giro, poi la settimana prossima il secondo giro e poi vedremo, l’idea è di essere operativi a breve.

ovviamente non si chiude qui, ma ci si allarga li

odio l’idea di imparare una nuova lingua, odio lavorare fuori dall’italia, odio pensare che non ci sia altra scelta.

amo l’inizio di una nuova avventura, amo conoscere posti nuovi, amo farlo con mio marito

sono un attimo ambivalente si è capito?

mi spaventa un po’ l’organizzazione di casa  (eh si, mi preoccupa questo figlio, anche se mammamsterdam mi rassicura dicendo che “tromberà come un riccio e si divertirà da pazzi senza di noi” barbara come mi rassicuri tu…..), mi disorienta rifare abitudini e consuetudini lontano da casa mia: io sono un segno di terra, tutto questo svolazzare mi mette ansia

ma questa situazione economica ci obbliga a scelte che rimettono in discussione tutto quello che abbiamo dato per scontato fino a poco tempo fa, però io sono consapevole che spesso queste situazioni sono il calcio nel sedere che ti spinge a fare quello che in situazioni più tranquille non ti sogneresti mai di fare e in questo modo invece si cresce, si diventa migliori.

e allora partiamo, pesando la valigia come non abbiamo mai fatto, dosando i liquidi come non abbiamo mai fatto, calcolando i tempi con precisione come non abbiamo mai fatto: insomma, pronti via, si parte.

sei consegnato!

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vi racconto l’ultima trovata per “raddrizzare” mio figlio: prima o poi uno dei due cederà per sfinimento, lui ha più energie ma io sono più determinata.

visto che gli piace tanto la vita militare, gli ho detto che useremo lo stesso sistema: prima di andare a letto deve fare tre cose talmente minime che mi vergogno anche a scriverle, ma se non le fa il giorno dopo è consegnato e non esce.

per un paio di giorni ha funzionato, poi si ricomincia con la solita sciatteria

mi rendo conto che quando sa già che non uscirà perchè ha allenamento non fa quelle tre minime cose che gli sono richieste……

ussignur che pazienza!!!!!

la burocrazia che mi piace

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è tempo di fare il passaporto: il progetto di delocalizzazione incombe e io devo darmi una mossa: ci ho messo un mese a portare re Mida in anagrafe per farglielo firmare (si, perchè, sappiatelo, che se siete genitori di figli minorenni vi serve il consenso del coniuge per il passaporto!) ci ho messo un altro mese per farmi le foto ma finalmente ho tutto e mi reco nella questura della grande metropoli.

mi prendo il numeretto e mi accingo a una lunga attesa armata del mio sudoku

mi chiamano dopo 5 minuti: mi prendono le impronte con lo scanner (ero convinta che usassero ancora l’inchiostro!) spiego che è per lavoro e chiedo se è possibile averlo presto: la signora mi dice che al massimo possono farmelo avere dopo 3 giorni: io ringrazio e dico che va benissimo. Poi vede che vengo dal paesello e mi dice: “ma lei viene da fuori non posso farla tornare! aspetti li che glielo faccio subito……”

attendo meno di 10 minuti ed esco col mio passaporto nuovo fiammante

wowowwo figo!

però una domanda sorge spontanea: se ci vuole così poco perchè non lo fanno subito a tutti????

il baby sitter

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ieri sera cena di lavoro con una persona che mi sta ampiamente sui “cogioli”, ma si sa, è lavoro anche se è una cena, per cui mi piazzo un sorriso ebete e condiscendente per tutta la sera

è il classico imprenditore arrogante, saccente, ignorante, furbetto per intenderci; ha lasciato anni fa la moglie e i 4 figli per mettersi con la straniera di turno che ha pensato bene, nonostante gli accordi, di fare subito due figli, così, per garantirsi un futuro.

a lei comunque va tutta la mia comprensione perchè vivere accanto a questo tizio è un lavoro che va remunerato e bene

cerco di ignorarlo per tutta la serata ma ad un certo punto sento una frase che mi scatena la lingua biforcuta

“….e così domani sera mi tocca fare il baby sitter perchè lei esce …..” ride di gusto a quello che ha appena detto

“caspita, mi dispiace che tu l’abbia scoperto, non è mai simpatico sapere di essere cornuti…..”

“cornuto?….????? ma che dici?”

“il baby sitter si fa ai figli degli altri, se tu fossi il padre non diresti che sei il baby sitter….”

credo proprio che sta battuta non la dirà più

l’ultimissima volta

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figlia grande ha cominciato l’ultima settimana di lezione: sembra impossibile ma è già trascorso il suo primo anno di università: tra pochi giorni esami e scleri….

domenica siamo di comunione; due palle stratosferiche perchè la mia famiglia d’origine non è certo praticante, ma le mie sorelle hanno sposato uomini con famiglie molto religiose e quindi non possiamo sottrarci a questi avvenimenti: un po’ cialtroni come siamo noi, ma di solito rispondiamo compatti e ci siamo tutti.

nel pomeriggio però abbiamo un impegno molto più piacevole: figlia grande ha vinto un concorso fotografico e deve andare alla manifestazione per ritirare il premio: una stratosferica macchina fotografica! figlio piccolo mugugna che lui vuole stare con la morosa e allora gli propongo di portarla con noi.

lui è un po’ perplesso, soprattutto perchè sua sorella minaccia di sputtanarlo con tutte le sue gesta eroiche (tipo quella dei cogioli….) ma io so benissimo come ci si sente ad affrontare la famiglia del moroso, non la metterei mai in imbarazzo e quindi faccio un bel discorsetto alle truppe su come si comporta una famiglia normale, e per normale intendo che non si parla di sesso, religione, politica ecc

la ragazza sale in macchina, figlio piccolo le spiega che andiamo a questa premiazione ma che loro possono andarsene per i fatti loro, lei chiede: “che concorso hai vinto?”

“miss maglietta bagnata” è la risposta di mio marito. cominciamo bene….

si mangia un boccone, oramai è tardi, figlia grande deve ripartire per trento. me la immagino che arriva in stazione a mezzanotte e arranca verso il convitto con le sue cento borse…..”Re Mida che ne dici??? l’accompagnamo?”

siamo stanchissimi, ma come ripetiamo da oramai un anno ogni volta che l’accompagnamo è l’ultimissima volta…..

ussignur come è volato quest’anno

casalinghedicacca

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passeggiata serale con Amichetta; si finisce sempre per parlare di quello che ognuno ha sullo stomaco, io di crisi, lei della sua gestione familiare.

per molti anni suo malgrado è rimasta a casa ad occuparsi della sua numerosa famiglia: l’anno scorso, anche perchè avevano licenziato il marito, è riuscita a trovare due lavori, uno al mattino e uno al pomeriggio: dunque è passata repentinamente da casalinga a donna lavoratrice fuori casa. chiunque capisce che è necessario riorganizzare compiti e lavori domestici, tutti tranne il marito ovviamente e di questo continua a lamentarsi.

da fuori è facile vedere la soluzione dei problemi: prenditi una donna che ti aiuti, distribuisci compiti ai figli e al marito, lascia stare qualcosa che non è indispensabile.

già, da fuori, perchè qualunque consiglio cade nel vuoto nel delirio di riuscire a moltiplicare energie e tempo e mantenere lo stesso livello di prima.

il risultato è che è furibonda, col marito e con i figli, ma soprattutto con se stessa perchè capisce che non è capace di uscire da questa situazione, che la vede al sabato sobbarcarsi decine di incombenze casalinghe mentre il marito è seduto davanti alla televisione. se arriva a casa alle 8 di sera perchè ha un impegno li trova tutti seduti che mangiano grissini, in attesa che qualcuno gli riempia il piatto

ma poi ripenso alla mia storia e a quanto tempo ci ho messo a trovare un equilibrio tra lavoro fuori e dentro casa, tra incombenze mie e dei ragazzi, a trovare un compromesso col disordine e la pulizia….allora penso che sia un problema delle donne, che si tirano dietro i soliti sensi di colpa per non riuscire ad essere wonder woman

bisogna esser pazzi

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l’altra sera io e re Mida siamo stati a una di quelle situazioni a metà tra il business e il mondano che lui odia e io invece amo. Per mio marito ogni occasione che preveda di cambiarsi i jeans luridi e logori con un corneliani sono già un buon motivo per evitarle. poi ti chiede se deve anche farsi la barba….

insomma andiamo in questa splendida villa, parcheggiatori in livrea, organizzazione al top. ma all’accoglienza già ci sono i primi problemi, non ci sono i nostri nomi: niente problema, entrate pure. Re Mida ha il primo giramento di palle perchè crede che io mi sia dimenticata di mandare l’adesione, ma sono sicura del contrario perchè mi sono sentita talmente tante volte con l’organizzatrice che non è possibile che si sia dimenticata! più che contattata mi son sentita corteggiata…

comunque aperitivo, e poi tutti in sala per la conferenza. e qui nascono i problemi perchè si rendono subito conto che delle 250 persone che si aspettavano ne sono arrivate 400….forse qualcosa nell’organizzazione di base non ha funzionato, ma in pochi minuti allestiscono una sala nella villa per fare una teleconferenza e tutto si svolge tranquillamente: fa un caldo boia ma mio marito non si toglie la giacca perchè ha messo delle bretelle rosse (ROSSE!!!!!)

in pratica lo scopo di tutta la faccenda è invitare gli imprenditori veneti a delocalizzare nella ridente regione in questione, dove sembra che la vita sia cento volte meglio di qui: casi di vita vissuta, esperti in materia, politici (giovani e belli…!!!)

penso che al buffet sarà un macello con tutta questa gente in più e medito di cenare da un kebbabbaro che ho visto all’andata, e invece durante la conferenza probabilmente hanno aumentato il catering perchè è tutto splendido.

si formano capannelli di gente col piatto in mano e io ascolto i discorsi.

“ma perchè non venite voi in italia con le vostre fabbriche visto che siete così avanti? il costo della manodopera è uguale!”

“ma scherza? in italia per un qualsiasi permesso ci vogliono mesi, da noi pochi giorni. Il costo al mq per le unità produttive è 4 volte superiore e la tassazione è quasi il triplo. se vogliamo lasciare a casa un dipendente gli dobbiamo 6 settimane di preavviso e basta, da voi assumere uno è un impegno per tutta la vita. bisogna esser pazzi a fare gli imprenditori in italia.”

grazie, adesso mi sento meglio

 

mammadicacca

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stirare non è un lavoro che mi tedia come cucinare, però diciamocelo, ho altri modi migliori per passare il tempo. Fino all’anno scorso i ragazzi si stiravano la loro roba, ma da quando figlia grande è andata a vivere a trento ho ricominciato a stirare tutto io, altrimenti mi rimangono montagne di panni spiegazzati in giro per casa: figlio piccolo ovviamente vive in casa ma si è velocemente adattato al cambiamento…..

io entro nella sua camera, appoggio sul mobile la pila di maglie, jeans e maglioni debitamente stirati, per poi ritrovare la medesima pila o per terra oppure stipata a forza dentro un cassetto.

apri il cassetto e la roba giace scomposta.

urli, arrabbiature, ricatti…questa cosa va avanti da mesi.

allora l’altro giorno ho fatto così: ritiro la biancheria e comincio a dividere la sua roba: ne faccio un bel mucchio, la prendo a bracciate e gliela do dicendogli di metterla dentro i cassetti.

“mamma?”

dai, penso, dimmi che non è stirata che ti dico che tanto non c’è differenza quando arriva nei tuoi cassetti, che il mio tempo è prezioso, che non mi diverto a stirare, che l’elettricità costa, che mi fa mal di schiena….

“questi jeans son di mia sorella”

“ah ok, dammeli qui”

grrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr

poi ho avuto l’ingenuità di raccontare questa cosa a mio marito: TRAGEDIA

sono una mamma di cacca che non ha cura del proprio figlio.

non so se prendere a calci nel culo il padre o il figlio

a reti unificate

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sono una che armeggia ancora col telecomando sbagliato e non ha ancora capito come inserire una lista nel cellulare; però da quando oramai quasi 10 anni ho scoperto internet l’ho trovato meraviglioso.

correva l’anno 2003, mi ero rotta per la centesima volta la caviglia ed ero bloccata a casa: normalmente alla sera uscivo quasi sempre per partecipare a vari corsi, o le prove di teatro, oppure le riunioni di volontariato: rimanere forzatamente a casa mi faceva diventare noiosa e insopportabile.

una sera Re Mida arriva a casa con un pc, me lo collega e dice:”toh, parla col mondo e lasciami vivere”

non sapeva che poi ci avrei preso mano, anche troppo con la chat di licos, rischiando la separazione un paio di volte

ma poi ho scoperto il blog

e la possibilità di incontrare, discutere, conoscere, apprezzare persone lontanissime dal mio ambiente sociale, dalla mia realtà quotidiana, diverse per formazione, cultura, passato. Io amo le differenze, le cerco, mi attirano più delle somiglianze; e questo blog è come la borsa di mary poppins, ne esce sempre qualcosa di buono

ecco perchè partecipo a questa iniziativa, la prima volta in assoluto che aderisco, chi mi conosce bene lo sa.

perchè essere diversi, pensarla in modi diversi, agire in modo diverso è una ricchezza che non dobbiamo mai trascurare e odio le polemiche che nascono qui, perchè mi piacerebbe che almeno qui si potesse avere il rispetto delle opinioni altrui. rispetto che non significa accettare tutto, ovviamente, ma non attaccare meschinamente chi non la pensa come te.

tutta la polemica di questi giorni la trovo semplicemente stupida, attaccando le persone sul piano personale, persone che non si conoscono minimamente, altrimenti ci si renderebbe conto di quanto siano accuse ridicole. Le liste dei peccatori sono una cosa abominevole, vergognosa, sa di cose già viste in sistemi totalitari, è forse troppo chiedere di avere rispetto delle opinioni degli altri?

e prendiamoci un po’ meno sul serio….

perchè ce lo ha chiesto il prof

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finalmente sabato siamo andate in scena: alla mattina per gli studenti, al pomeriggio per parenti e amici. ussignur che stress, però ci siamo divertite da pazzi.

figlia grande è stata grande: mai un momento di panico, sempre sorridente, armata di telecamera per filmare il dietro le quinte ma senza mollare  suo figlio Paul, alias la sua macchinetta fotografica. (Paul dei Beatles of course!)

un po’ di incertezze nei rusteghi, ma poi il gran finale con le baruffe!

a ripensarci è stata proprio una cosa incredibile: quando si mette in piedi una cosa del genere ci sono mille cose da decidere: il palco, la sala, la scenografia, le luci, la musica, i costumi, gli oggetti di scena, gli inviti,i movimenti, l’intonazione….insomma sembra che ci sia solo da imparare a memoria la parte e invece c’è da decidere in continuazione….!!!

e poi il gruppo: noi non ci siamo più viste dall’esame di maturità: qualcuna è rimasta amica, ma n trent’anni non abbiamo mai fatto nemmeno una cena di classe: è bastata una pizza e dopo 5 minuti avevamo ripreso da dove avevamo lasciato. Le stesse prese in giro, gli stessi siparietti: figlio piccolo mi dice stupito: “ma quanto vi pigliate in giro!” certamente per lui è strano vedermi sfottere così allegramente da perfette sconosciute,  le amicizie che ho ora hanno una dose di formalità che è impossibile da superare. ma quelle della scuola no: abbiamo affrontato insieme tanti anni di scuola, hai fatto magre figure e colossali figuracce….puoi essere diventata chissachì ma per loro sei sempre quella. 

insomma è andata, è finita. non passerò più tutti i sabati a provare, non passerò più ore a scrivere mail e sms per organizzare tutto il da farsi: devo solo riportare indietro quell’orrido vestito tutto trine e merletti col sederone posticcio (manco ce ne fosse bisogno….)

una cosa mi fa ancora ridere se ci penso: ogni tre secondi qualcuna di noi, durante le prove o la recita, diceva :”ma chi cavolo me l’ha fatto fare????” e la risposta che ci davamo in continuazione era “perchè ce lo ha chiesto il prof!”: ecco, perchè un’altra cosa straordinaria di questa storia è che sembra la solita storia di donne, che quando si organizzano fanno cose incredibili, ma stavolta è anche e soprattutto una storia di grandi uomini: il preside che si è preso la responsabilità di farci recitare con tutte le rogne, gli annessi e connessi ( e ci ha dato pure un contributo in soldi!!!!) e poi del nostro prof di italiano, che è stato per noi una di quelle persone che tutti doverebbero avere la fortuna di incontrare nella vita

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